Il 18 settembre, alle 5.30 del mattino in Europa, il debutto della prima elettrica di Audi. Facciamo il punto

Il clima è quello delle grandi occasioni. E il momento effettivamente è storico, per il mondo dell’auto: il 17 settembre - il 18 in Europa per via del fuso orario - Audi lancia la sua prima elettrica, la e-tron. Lo farà davanti a un pubblico che arriva da tutto il mondo e, per chi non potrà essere lì fisicamente, è in programma una diretta via internet, via satellite e smart TV. E indovinate un po’, dove poteva essere svelata ufficialmente (di cui si sanno molte cose, in realtà) una macchina tanto importante? Non a Ingoltadt, non a Parigi, ma a San Francisco, a poca distanza dalla Silicon Valley e da Tesla; non può essere - e non è - un caso.

Un’alternativa concreta

Audi arriva in ritardo, rispetto a Tesla. Vero, verissimo. Ciò non toglie che la forza di un marchio affermato con alle spalle un colosso mondiale come il Gruppo Volkswagen rappresenti una credenziale fortissima sulla via dell’elettrificazione della mobilità. Per capillarità della rete vendita, per capacità produttiva (e di rispetto dei tempi di arrivo sul mercato), per forza contrattuale quando si tratta di firmare contratti con i fornitori di energia.

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Una carta e il gioco è fatto. In futuro, nemmeno quella servirà

A proposito dell’ultimo punto, in 16 Paesi del Vecchio Continente sono ben 72.000 i punti di ricarica utilizzabili dai futuri clienti della e-tron (e di tutte le future elettriche Audi), l’80% di quelli presenti sul territorio. Ma non basta, perché ricaricare sarà facilissimo: basterà la e-tron Charging Service Card per attivare le colonnine, siano esse a corrente continua o alternata, a 11 o a 150 kW; di queste ultime ce ne saranno 400 in Europa entro il 2020. Andrà ancora meglio dal 2019, quando la carta non sarà più necessaria e l’auto sarà capace di identificarsi autonomamente una volta giunta all’infrastruttura di ricarica.

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Il pedaggio? Ci pensa l’auto

Altra novità della e-tron è la possibilità di pagare il pedaggio stradale (in USA e Canada) attraverso un dispositivo annegato nello specchietto retrovisore centrale. Ok, non è questa una soluzione che cambierà la vita, ma potenzialmente sì, perché si tratta di uno dei primi esempi di dialogo fra auto e infrastruttura, ovvero uno dei presupposti della guida autonoma.

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