La Casa giapponese continuerà a svilupparli per mantenerli competitivi anche sul piano delle emissioni

Il rapporto dei costruttori giapponesi con il motore diesel è sempre stato un po’ controverso: persino quando andava per la maggiore, ben pochi si sono impegnati nel suo sviluppo e, spesso, l’hanno acquistato da altri costruttori più “esperti”. E poi c’è Mazda, che nel diesel crede e investe da tempo e continua a consideralo un elemento fondamentale della propria strategia, quantomeno a breve e medio termine.

Controcorrente anche nella tecnica

L’occasione per confermare questo orientamento è arrivata con il lancio della rinnovata CX-3 che tra gli upgrade vanta proprio un nuovo turbodiesel, addirittura di cilindrata aumentata. Un passo indietro? No, se guardiamo alla storia recente di Mazda e a come la Casa di Hiroshima ha affrontato lo sviluppo dei motori come quello degli stessi modelli: al downsizing delle cilindrate, “il taglio delle taglie” intensivo, ha infatti preferito il “rightsizing”, ossia un dimensionamento ragionato in funzione delle esigenze. Filosofia che, applicata ai motori, si è tradotta in un accurato lavoro di fino sulla combustione e nella riduzione del rapporto di compressione dei diesel e nell’aumento di quello dei benzina, lo stratagemma che tuttora permette ai primi di controllare i famigerati NOx senza bisogno di additivi e ai secondi (non ancora piegati all’esigenza del turbo) di abbattere il particolato senza filtro GPF. Una filosofia che però impone di mantenere corrette proporzioni nelle misure interne del motore; da qui l’esigenza di tornare ad alzare la cubatura per guadagnare qualche cavallo senza toccare il delicato equilibrio tecnico.

Mazda, il diesel non si tocca

“Brillante, pulito e conveniente”

I primi risultati sono già visibili: oggi che l’intera gamma (esclusa Mazda3 che attende la nuova generazione) è stata omologata Euro 6D-TEMP secondo il nuovo ciclo WLTP + RDE, che sarà obbligatorio soltanto tra un anno per tutte le vetture a listino, i valori di CO2 dei motori diesel risultano maggiori di quelli misurati con il precedente NEDC di percentuali comprese tra il 3 e il 7% contro medie nei vari segmenti che vanno dal 12 al 26%. Insomma, il diesel correttamente sviluppato conferma di poter essere una soluzione efficace sul piano ambientale. Dunque “brillante, pulito e conveniente”, come ha sintetizzato il Managing Director di Mazda Italia Roberto Pietrantonio, ricordando come dalla normativa Euro 3 del 2005 alla attuale Euro 6 le emissioni di NOx di questi motori siano state abbattute dell’85%, scendendo da 0,55 a 0,08 g/km ed esistano ancora ampi margini di sviluppo possibile.

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Integrato nel futuro

Dunque, per Mazda il diesel continuerà a far parte della strategia motoristica anche in un’offerta futura avviata verso l’elettrificazione, di cui inizieremo a vedere gli effetti già dal prossimo anno, quando debutteranno i nuovi benzina HCCI (con accensione a compressione, proprio come sui Diesel) più un mild-hybrid sempre a benzina e sarà svelata la prima una vettura elettrica. Oltre a rientrare in questo piano, con specifici mild-hybrid a gasolio (come quelli recentemente introdotti da Kia, Hyundai e Audi) e più avanti forse un’ibridazione più avanzata, i diesel Mazda proseguiranno il loro sviluppo anche in modo autonomo: allo studio c’è infatti addirittura un inedito sei cilindri di oltre tre litri destinato ai modelli di fascia alta. Del resto, come confermano le stime di autorevoli analisti, tra cui il colosso anglo-americano IHS Markit, di qui ad almeno vent’anni più dell’80% dei veicoli circolanti continueranno ad avere a bordo un motore a combustione interna, comprendendo anche le combinazioni ibride o elettriche extended range, perché l’elettrificazione di massa auspicata da più parti non si realizzerà tanto presto.

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