A Torino la TUC Technology ha depositato 5 brevetti molto importanti per la mobilità di domani

Cosa sappiamo davvero sulle auto di domani? A ben guardare, le proiezioni che abbiamo fin qui non ci dicono ancora molto su come saranno costruite ma ci danno indizi preziosi su come saranno utilizzate, dipingendo una società di individui desiderosi di una mobilità efficiente, condivisa e connessa, sempre meno interessati a possedere e a guidare l’auto (con l’evoluzione della guida autonoma in effetti presto potremmo non doverlo più fare) ma piuttosto a vederla come un servizio. Più che progettarne una intera, la sfida è dunque quella di immaginare le tecnologie integrate su cui si baseranno i futuri veicoli. Una possibile risposta a questa esigenza arriva da TUC Technology, una startup torinese fondata dal giovane ingegnere Ludovico Campana e da Sergio Pininfarina, figlio e nipote degli ex-presidenti dell’omonimo centro stile che ricopre all’interno della nuova realtà il ruolo di Business Director.

5 brevetti tutti italiani

Proprio loro, dopo due anni di ricerca e sviluppo, hanno presentato lo scorso venerdì 28 settembre, nel centro congressi Nuvola Lavazza a Torino, la loro innovativa piattaforma tecnologica, un vero e proprio “protocollo” pronto per essere introdotto nell’industria non soltanto automobilistica e basato su cinque elementi coperti da vari brevetti. Eccoli:
#1. Il plug. Si tratta di un sistema di ancoraggio ad innesto che assolve al tempo stesso funzioni strutturali e di collegamento: oltre a permettere il montaggio rapido e semplice di tutta una serie di elementi, dai sedili agli strumenti “by wire” agli accessori, ne permette anche le connessioni elettriche ed elettroniche tramite un dispositivo chiamato Zero Gravity Connector.
#2. Il network. La seconda tecnologia brevettata è un cablaggio a fibre ottiche TUC-network che porta in sé sia l’alimentazione sia la connessione. Più niente fili e cavi destinati a impieghi diversi, l’energia e le informazioni passano tutte da qui, con una capacità di trasmissione dati di 1GB/s. Ogni elemento agganciato tramite il Plug viene quindi alimentato se necessario e “riconosciuto” dal sistema, che ne integra le funzioni nel veicolo e ne attiva le eventuali regolazioni in modo personalizzato.
#3. La app. Il programma che fa funzionare l’intero sistema è un’applicazione. Tramite questa il passeggero comunica e impartisce ordii al sistema, utilizzando i comandi virtuali dati attraverso lo dello smartphone o il device su cui è installata per interagire con il veicolo e tutti i dispositivi presenti a bordo, oltre a gestire al comunicazione con l’esterno.
#4. Il cloud. Il luogo virtuale, la memoria esterna in cui tuta l’esperienza viene immagazzinata consentendo di ritrovare e trasferire le proprie preferenze ed esigenze da un veicolo all’altro semplicemente salendoci sopra.
#5. Il brain. Il vero cuore del sistema o “centro stella”, come è stato definito dai creatori, è il potente cervello elettronico con processori Intel Atom di ultima generazione in grado di gestire tutte le informazioni trasmesse in rete e di far comunicare istantaneamente il veicolo, l’utente e il cloud. Si basa su altre due tecnologie brevettate, il sistema operativo TUC-OS e il protocollo di comunicazione Proto-TUC che garantiscono un elevato livello di cyber-security ovvero di protezione da tentativi di violazione.

L'auto "intelligente" parla italiano

Licenza offresi

Dunque, TUC Technology non rappresenta il progetto di un’auto da costruire per intero, come molte proposte che abbiamo visto negli anni e che si sono arenate proprio a causa delle difficoltà nell’avviarle alla produzione, ma una soluzione flessibile che qualunque costruttore può teoricamente già integrare nei veicoli di prossimo sviluppo. La struttura, la meccanica e l’aspetto esterno delle vetture restano infatti piena competenza dei costruttori che grazie a questa procedura potranno rendere gli interni più facilmente personalizzabili e elevare la connettività riducendo anche del 40% tempi e costi di progettazione, componenti e processi produttivi, con una base già pronta a integrarsi con i futuri sistemi di guida e gestione della vita a bordo. I fondatori offrono infatti una licenza di utilizzo, che permette di sfruttare i brevetti sul plug, i cablaggi, gli hardware e i software gestionali, tanto ai costruttori quanto ai produttori di componentistica alcuni dei quali, come Adient e Sabelt e la stessa Lavazza (che hanno realizzato sedili, accessori e persino una macchina per il caffè basati sul sistema TUC) già coinvolti nella realizzazione del semplice prototipo dimostrativo presentato a Torino.

Non soltanto auto

Ad oggi, secondo le parole di Sergio Pininfarina, la startup è alla ricerca di “partner finanziari che ci introducano nell’industria dell’auto”, obiettivo che si conta di raggiungere entro aprile 2019 con i primi accordi per dare il via ad una successiva fase di applicazione pratica, verifica e collaudo stimata in otto mesi. Di qui a un anno o poco più, dunque, potremmo veder annunciare i primi veicoli di serie dotati di questa tecnologia che con la stessa facilità promette di riuscire a salire su tutti gli altri mezzi di trasporto e perché no, estendersi alle infrastrutture.

Fotogallery: TUC Technology, la piattaforma Made in Italy