Il Parlamento europeo decide se ridure le emissioni del 45% dal 2030. Per i Costruttori è a rischio l’intero settore

Oggi pomeriggio il Parlamento europeo esprime il suo voto sulla proposta della Commissione europea di ridurre ulteriormente i limiti di emissioni di CO2 imposti ad auto e commerciali leggeri dopo il 2020. Nello specifico gli europarlamentari sono chiamati ad approvare una riduzione delle emissioni di anidride carbonica delle auto nuove già fissate per il 2021, del 20% entro il 2025 e del 45% dall’1 gennaio 2030.

Dall'Italia la voce contraria dell'ANFIA

Se ratificati, questi nuovi limiti rappresenterebbero un importante giro di vite rispetto a quanto già proposto dalla Ue in fatto di emissioni allo scarico. Giocando d’anticipo le associazioni dei Costruttori, italiane ed europee, hanno già espresso i loro timori per le possibili nuove regole. L’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) è la prima a chiedere che gli attuali obiettivi fissati per le emissioni delle auto dei prossimi anni non siano inaspriti ulteriormente dal Parlamento europeo, cosa che potrebbe “privare la filiera industriale del tempo necessario per questa riconversione produttiva”.

A rischio un'industria da 253.000 lavoratori

Secondo la stessa associazione aderente a Confindustria il rischio è che la scadenza del 2025 fissata nuovi e più severi limiti in via di approvazione non fornisca “il tempo sufficiente per attuare gli indispensabili cicli di sviluppo e produttivi, arrivando solo tre anni dopo gli obiettivi già definiti per il 2020-2021”. L’auspicio espresso dal presidente dall’ANFIA, Aurelio Nervo, è quello di trovare un “equilibrio tra le necessità di proseguire nella direzione già da lungo tempo intrapresa nella decarbonizzazione dei veicoli e le necessità di riconversione del settore industriale”. Secondo la stessa associazione l’improvviso e massiccio spostamento verso la mobilità elettrica porterà anche ad una riduzione degli occupati nell’industria automobilistica italiana che al momento conta più di 253.000 lavoratori.

I timori dei Costruttori europei

La stessa preoccupazione di fondo viene espressa dall’ACEA (Associazione europea dei produttori di auto) che per voce del suo presidente Erik Jonnaert dice: “L’industria dell’auto è impegnata nel passaggio ad una mobilità a zero emissioni, ma questa transizione dovrebbe avvenire in modo graduale e non improvviso”. Il problema principale in caso di approvazione dei nuovi limiti è quello di un’improvvisa virata verso le auto elettriche, veicoli che azzerano le emissioni locali di CO2, ma che sono costruite con meno parti in movimento e che quindi richiedono meno manodopera esperta e soprattutto meno ore lavoro. Insomma, gli interessi in gioco per questa votazione sono alti per l’intero settore auto e la decisione coinvolge “oltre il 6% dei lavoratori europei e il 27% di tutti gli investimenti privati in ricerca e sviluppo”.