L’Automobile Club d’Italia ricorda inoltre l'importanza di un approccio scientifico

Il blocco delle auto diesel al Nord Italia è un tema molto caldo che continua a sollevare polemiche. Innanzitutto le Regioni hanno regole diverse e anche tra Comuni dello stesso territorio ci sono differenze (qui i dettagli sui provvedimenti anti-smog), inoltre - come sottolinea l'ACI - servirebbe un approccio sistemico scientifico per risolvere il problema dello smog. "E’ essenziale basare ogni strategia sull’oggettività dei dati scientifici, che evidenziano come la maggior parte delle sostanze inquinanti (tra il 60 e il 90 per cento, a seconda delle sostanze nocive) sia generata dai riscaldamenti privati, dalle industrie e dalla produzione di energia: prima di puntare alle auto, bisogna intervenire su queste fonti", sottolinea l'ACI, che in una nota si dice favorevole alle misure anti-smog ma chiede risorse per aggiornare il parco circolante e migliorare il trasporto pubblico.

Chi è coinvolto dal blocco

Ricordiamo innanzitutto che i nuovi divieti alla circolazione partiti nel Nord Italia interessano le auto a benzina Euro0 e le diesel Euro0, 1, 2, 3, con l’aggiunta degli Euro4 per l’Emilia Romagna. L'obiettivo è contenere le sostanze inquinanti e le polveri sottili nella Pianura Padana, che nei mesi invernali subisce un peggioramento della qualità dell’aria. Stando ai calcoli dell'ACI questi blocchi del traffico arrivano ad interessare almeno 3,5 milioni di veicoli, tra auto (2,8 milioni) e furgoni (circa 700mila).

Il diesel oggi, tra divieti e progressi

Tanti italiani interessati, serve un piano più strutturato

Dal momento che gli italiani coinvolti sono così tanti, condividendo l'esigenza di migliorare la qualità dell'aria, l'ACI ha sottolineato due aspetti importanti: da un lato l'esigenza di offrire delle alternative a chi deve lasciare l'auto a casa e quindi migliorare il trasporto pubblico; dall'altro l'importanza di ammodernare il parco circolante incentivando la rottamazione dei veicoli fino a Euro3 e supportandone la sostituzione con auto usate che siano almeno Euro4. "Ciò abbatterebbe fino al 50% le sostanze inquinanti e i gas serra generati dal traffico privato a parità di chilometri percorsi, riducendo drasticamente anche il numero di incidenti, morti e feriti sulle strade", sostiene l'ACI.

L'approccio scientifico è necessario

Il blocco dei diesel così come è stato pensato da Regioni e Comuni fa discutere anche perché ogni amministrazione locale ha le sue regole e, come scrive l'ACI, è "di difficile comprensione il blocco dei veicoli omologati Euro4, tecnologicamente già avanzati e con meno di dieci anni di vita, spesso con pochi chilometri all’attivo. Appare poi paradossale ipotizzare il blocco di ogni diesel, anche i sofisticati Euro6". L’Automobile Club d’Italia evidenzia come i diesel Euro6 oggi sul mercato, ma anche i precedenti Euro5, impattino sull’ambiente in modo irrilevante rispetto al passato: un solo veicolo Euro1 fa registrare le stesse emissioni di una flotta di 28 Euro6. "La sostenibilità dei diesel è ormai paragonabile ai veicoli a benzina, con valori perfino inferiori sui gas serra. La loro criminalizzazione non trova alcuna giustificazione e rende più difficile la transizione verso altre forme di alimentazioni 'verdi', come l’elettrico, che richiedono ancora diversi anni".