Allarme per la svolta elettrica UE. Posti di lavoro a rischio anche in Italia

I nuovi e ancora più stringenti limiti alle emissioni di CO2 delle auto nuove dal 2030 (-40%) contenuti nella proposta di legge approvata ieri dal Parlamento europeo avranno un forte impatto sull’intera industria automobilistica del Vecchio Continente. Al momento non è facile individuare tutti i problemi che questa transizione anticipata verso l’auto elettrica comporterà per i Costruttori come per gli automobilisti, ma neppure gli indubbi vantaggi che la riduzione di anidride carbonica emessa in atmosfera porterà all’ambiente. Certo è che resta ancora senza risposta la richiesta di una direzione comunitaria precisa e univoca in tema di particolato e ossidi di azoto, inquinanti che portano ad esempio al blocco dei Diesel in molte grandi città.

Un futuro fatto di elettriche e ibride plug-in

Prima di tutto bisogna vedere quali saranno nel concreto i nuovi limiti di CO2 imposti dal 2025 e 2030 alle emissioni medie della gamma auto nuove delle singole Case. Con un veloce calcolo vediamo che l’attuale limite di 95 g/km fissato per il 2021 deve essere ridotto del 20% a partire dal primo step intermedio del 2025, ovvero a quota 76 g/km di CO2. Per dare un’idea di questa media diciamo che nei listini auto attuali solo il 2% delle motorizzazioni rispetta questo limite e sono tutte elettriche e ibride. Dal 2030 la soglia si abbassa del 40% su base 2021 e quindi la CO2 media di ogni costruttore deve rispettare il limite di 57 g/km. Al momento solo le elettriche, le ibride plug-in e le auto a idrogeno (1,7% del listino) sono in target e questo significa che se i Costruttori continueranno a vendere auto a benzina e Diesel dovranno compensare la media vendendo un'enorme quantità di auto elettriche a zero emissioni. Il tutto al netto delle nuove omologazioni WLTP (che porta ad un fattore di conversione di circa 1,15 rispetto al NEDC) e di eventuali e possibili deroghe dell’ultimo momento.

Per approfondire la questione CO2

Possibili ulteriori riduzioni

Un’ulteriore giro di vite sui gas di scarico delle auto europee è poi rappresentato dalla richiesta fatta dal Parlamento ai Costruttori di garantire una quota di mercato del 35% di auto a emissioni zero o a basse emissioni (sotto i 50 g/km di CO2) a partire dal 2030, dopo un primo obiettivo del 20% dal 2025. Se i Costruttori non rispetteranno quest’obbligo i limiti di CO2 potranno essere ridotti di un ulteriore 5% toccando il -45% nel 2030, ovvero quota 52,25 g/km di CO2.

Posti di lavoro a rischio

Una delle questioni che più preoccupa le Case auto è quella relativa proprio alla brusca accelerata imposta dall’europarlamento verso la mobilità elettrica e a basso impatto ambientale perché, come ricorda anche l’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), “produrrà un impatto pesantemente negativo sull’occupazione”. La questione più spinosa è proprio quella del passaggio dall’auto con motore endotermico a quella elettrica che ha meno parti in movimento e quindi riduce le ore di manodopera mettendo a rischio un settore che impiega in Italia “5.700 imprese e più di 253.000 lavoratori”. Per dovere di cronaca occorre però ricordare che lo stato attuale della filiera produttiva auto, in particolare quella italiana che è ancora fuori dai giochi europei e mondiali per la produzione di batterie di trazione, è frutto di precedenti scelte aziendali e indirizzi politici privi della necessaria visione strategica.

“I consumatori non possono essere costretti a comprare auto elettriche senza la disponibilità delle infrastrutture o degli incentivi necessari

Chi compra l’auto potrà permettersi un’elettrica?

Quelle riportate sono opinioni di parte, dettate da interessi specifici nella questione, ma resta indiscutibile e scottante il tema economico per i consumatori, perché l’auto elettrica “per tutti” ancora non esiste e per alcuni anni sarà difficile sostituire le city car e le utilitarie più economiche con auto a zero emissioni. Per di più gli EV non hanno ancora la praticità di utilizzo delle auto “normali” per le autonomie limitate, i tempi di ricarica e le difficoltà nel reperire affidabili punti di ricarica pubblici e privati. Lo ricorda anche l’ANFIA quando parla di “infrastrutture di ricarica fortemente carenti in Europa e in Italia”. Le stesse preoccupazioni sono espresse ovviamente anche dall’ACEA, l’associazione europea di costruttori auto, che per voce del segretario generale Erik Jonnaert dice: “Sostanzialmente questo costringerebbe la nostra industria ad una trasformazione straordinaria in un tempo record… e non ci sono garanzie che possano si possano creare quanto necessario a questa transizione verso la mobilità elettrica”. Oltretutto, ricorda Jonnaert , “I consumatori non possono essere costretti a comprare auto elettriche senza la disponibilità delle infrastrutture o degli incentivi necessari”.