I giudici della Cassazione "bacchettano" le amministrazioni locali in materia di verbali automatici

La Cassazione stanga i Comuni in fatto di autovelox: se la macchinetta elettronica che fa i controlli in automatico (senza Vigili) o è posizionata nel senso di marcia opposto a quello autorizzato dal Prefetto, il verbale è nullo (ordinanza 23726/2018 della seconda sezione civile, resa nota il 1° ottobre). Il decreto prefettizio che dice sì all’accertamento delle infrazioni stradali mediante autovelox specifica anche il senso di marcia di posizionamento: risulta illegittima la sanzione constatata con un dispositivo installato sulla carreggiata contraria. Seconda batosta: multa nulla pure se l’autovelox in senso contrario è collocato allo stesso chilometro del dispositivo autorizzato.

Furbata illecita

In poche parole, quella dei Comuni è una furbata illecita. La Cassazione parla di “illegittimità derivata”: i verbali sono nulli. Così, viene stroncato il ricorso avanzato da un Comune avverso la decisione resa dal giudice del merito che aveva dato ragione all’automobilista. Vince il sanzionato, e vincono i guidatori che si opporranno alle multe illecite: hanno 60 giorni per fare ricorso al Prefetto o 30 giorni per rivolgersi al Giudice di Pace. E le multe vecchie? Questione morta e sepolta: il Comune si tiene i soldi delle contravvenzioni, e i sanzionati non hanno diritti da avanzare. Pur rammentando che l’eccesso di velocità è un’infrazione pericolosa (causa incidenti mortali) e che il fenomeno degli automobilisti col piede pesante va combattuto, va anche detto che i Comuni devono rispettare l’articolo 142 del Codice della Strada. È inammissibile che lo interpretino sempre a loro favore. E lascia perplessi che si arrivi in Cassazione per definire problemi di semplice soluzione come i 90 giorni di margine per inviare le multe, non rispettato da numerosi enti.

In più…

Visto l’argomento così scottante, la Cassazione ha ribadito alcuni doveri dei Comuni a tutela dei diritti degli automobilisti: l’ente deve approntare i “necessari adempimenti di garanzia per gli utenti (circa la preventiva segnalazione dell’installazione dell’apparecchio elettronico e la visibilità del segnale che lo preannuncia sullo stesso lato e, quindi, per il corrispondente senso di marcia), anche al fine di tutelare le indispensabili esigenze di sicurezza pubblica connesse a siffatta attività di rilevamento”. Servono segnali di preavviso, corrette distanze fra cartelli e autovelox, ripetizione di determinati segnali dopo gli incroci se necessario. L’automobilista deve avere il tempo di capire che c’è un autovelox, come hanno confermato numerose circolari ministeriali, emanate in conseguenza di abusi di certi gestori che miravano a fare cassa e non a migliorare la sicurezza stradale: “I segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati con adeguato anticipo rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante”.

Se si cambiasse mentalità?

Al di là della più recente ordinanza della Cassazione (che segue numerose ordinanze e sentenza in materia di autovelox, senza contare le innumerevoli circolari ministeriali), sarebbe opportuno un cambio di mentalità da parte dei gestori delle strade: un piano organico, a livello nazionale, con la partecipazione di esperti del settore, concepito per favorire la sicurezza stradale e punire chi corre troppo. L’elettronica in automatico senza Polizia né Carabinieri non sta dando i risultati sperati: qui i numeri. Servirebbe una presenza maggiore delle Forze dell’ordine in carne e ossa sulle strade, anche per fermare chi compie manovre pericolose e chi guida in stato alterato da alcol e droghe.