Sarà prodotta a Melfi, nella stessa fabbrica delle versioni a benzina e diesel. I test su strada dal 2019

Nello stabilimento lucano di Melfi sono iniziati da qualche giorno i preparativi in vista della Jeep Renegade plug-in, il SUV ibrido con batterie ricaricabili alla “spina” atteso in vendita nei primi mesi del 2020. Lo ha annunciato nelle scorse ore la FCA, che investirà oltre 200 milioni di euro per adattare la fabbrica (dov'è prodotta anche la Fiat 500X) e formare i dipendenti, alle prese con un'auto più complessa e raffinata delle normali Renegade a benzina o diesel. I primi esemplari di test verranno costruiti nel 2019, in linea con il possibile arrivo nei concessionari (dalla primavera/estate 2020).

Giù le emissioni

Il motore ibrido plug in (noto anche come PHEV) è una novità in programma da tempo per il costruttore statunitense, che ha lavorato molto negli ultimi anni per aumentare le vendite e ora si trova alle prese con l'esigenza di far scendere le emissioni, in particolare considerando che dal 2021 ogni casa automobilistica dovrà raggiungere la media di 95 g/km di CO2 per tutti i suoi modelli. Le ibride plug in sono ideali per questo scopo, visto che possono garantire circa 50 km di autonomia con il motore elettrico (quindi a emissioni zero) senza far venire l'ansia da "batterie scariche" delle elettriche: il motore principale resta infatti quello a benzina.

Dieci ibride plug in nel 2022

La Jeep non a caso intende puntare molto su questi motori, tanto da aver annunciato nel corso dell'ultimo piano 2018-2022 l'arrivo di dieci versioni plug-in entro i prossimi quattro anni, a cui si aggiungeranno quattro elettriche. A partire dal 2021 ciascun modello sarà dotato di un motore elettrificato, ossia ibrido (convenzionale o plug-in) o elettrico.

Fotogallery: Jeep Renegade MY19