La Procura di Avellino chiede 10 anni di reclusione per l’ad di Autostrade, Giovanni Castellucci

Strage del viadotto Acqualonga del 28 luglio 2013: il procuratore di Avellino, Rosario Cantelmo, ha chiesto 10 anni per l'amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci. Il mezzo urtò una barriera di cemento che non resse: i morti furono 40, precipitati i con un bus in pessime condizioni. Omicidio, lesioni e disastro colposo: queste le accuse per Castellucci e numerosi altri dirigenti della società. Come Riccardo Mollo (capo della direzione servizi tecnici e condirettore generale della Operations e Maintenance) e Giulio Massimo Fornaci (responsabile dell’articolazione “Pavimentazione e barriere di Sicurezza”). Senza contare i 12 anni già chiesti in precedenza per Gennaro Lametta, proprietario del mezzo, e di 6 e 8 anni per i 2 dipendenti della Motorizzazione che lo fecero risultare revisionato.

Quali reati

Negligenza, imperizia, imprudenza e violazione delle norme che garantiscono la circolazione autostradale in sicurezza, per aver omesso di provvedere alla riqualificazione dell’intero viadotto nonostante l’adeguamento di tratti significativi di tronchi stradali, con particolare riferimento alla sostituzione delle barriere di sicurezza: ecco i reati ipotizzati.

Questione guardrail

Ma Autostrade per l’Italia non ci sta. L'avvocato difensore della società Giorgio Perroni ha dichiarato: "Le richieste di condanna appaiono a dir poco sconcertanti, perché non fondate su alcun dato scientifico oggettivo ed in contrasto con quanto emerso in dibattimento”. Tutto ruota attorno al guardrail del viadotto di Acqualonga: ha svolto o no la sua funzione contenitiva? Secondo Perroni, “si contesta alle strutture tecniche della società di aver mantenuto sul ponte Acqualonga barriere che pure rispondono ai più elevati standard di contenimento a livello internazionale, verificati non più tardi del 2015 e confermati dagli stessi periti dell'accusa, sulla base di vizi solo di tipo amministrativo”. E c’era un progetto di riqualifica delle barriere stesse, deciso su base volontaria da Autostrade per l'Italia, “per il quale la società aveva messo a disposizione dei progettisti ben 150 milioni di euro”. Il giudice deciderà in base alle perizie di parte: stando a quella degli esperti chiamati da Autostrade, il guardrail non poteva contenere l’uscita di strada del bus, perché il mezzo era troppo veloce.

La società precisa

Autostrade per l'Italia ricorda poi che quanto imputato a Castellucci si riferisce solo “a una presunta irregolarità amministrativa nell'applicazione della delibera assunta nel 2008 dal consiglio d'amministrazione che stanziò 138 milioni per la riqualifica delle barriere su varie tratte autostradali”. Queste risorse “vennero richieste e messe a disposizione dei tecnici e progettisti, che portarono avanti i piani di dettaglio in totale autonomia”.