La casa tedesca risponde in via ufficiale dopo il richiamo ordinato dal Ministero tedesco dei Trasporti su 95.000 vetture

Non si è fatta attendere la risposta della Opel in merito alle accuse di aver falsificato le emissioni su alcune vetture a gasolio, un “caso” venuto alla luce dopo che il Ministero dei Trasporti tedesco ha disposto un richiamo per circa 95.000 vetture non in regola. La casa tedesca si è difesa pubblicando una nota stampa, in cui sostiene di non violare la legge e smentisce di aver utilizzato i cosiddetti defeat device, ovvero i software che disattivano i sistemi per il trattamento dei gas di scarico quando capiscono che una vettura sta effettuando i test di omologazione.

Cinque software irregolari

Il richiamo ordinato dal Ministero fa seguito all'indagine su cui hanno lavorato negli ultimi mesi gli ispettori della KBA, l'ente tedesco incaricato delle omologazioni e di vigilare sui mezzi di trasporto, che avevano riscontrato irregolarità su circa 95.000 esemplari delle Opel Insignia, Zafira e Cascada prodotte fra il 2013 e il 2016. L'indagine ha portato a perquisizioni il 15 ottobre negli stabilimenti della casa tedesca a Rüsselsheim e Kaiserslautern. Stando a quanto scrive il sito internet Autonews, alla casa tedesca era già stato ordinato di rimuovere quattro software irregolari sui motori diesel, ma la situazione si è inasprita a inizio 2018 quando ne è stato rintracciato un quinto. Da qui la decisione di ordinare il richiamo.

In Germania già modificate due auto su tre

La Opel ha ribattuto alle accuse sottolineando di aver aggiornato i motori diesel 1.6 e 2.0 delle tre vetture prima ancora che intervenisse il Ministero, perché la maggior parte delle auto coinvolte sono tornate in fabbrica fra febbraio 2017 e aprile 2018. Alla casa tedesca resta da controllarne una minima parte: delle 31.200 vetture finite sotto la lente d'ingrandimento del Ministero in Germania, stando a quanto annunciato dalla Opel, ne sono state aggiornate più di 22.000.