Tantissime strade avranno limiti di velocità bassissimi

Boom di "zone 30" a Milano, strade vicine tra loro in cui il limite di velocità massimo dei veicoli sarà di 30 km/h anziché dei soliti 50 km/h. Tutte le nuove zone a bassa velocità vengono incluse nel Pums, Piano urbano per la mobilità sostenibile, che il consiglio comunale affronterà entro fine ottobre: i vari consigli di Municipio hanno già dato l’ok. Ma perché l’abbassamento così forte del limite, sino a farlo diventare bassissimo? Perché così, dice il partito di chi è a favore dei 30 km/h, viene stimolata la "mobilità dolce": un vantaggio per ciclisti e pedoni. Con benefici sotto il profilo della qualità dell’aria e del numero di incidenti, che dovrebbe calare. Il tutto favorirebbe pure il commercio. Come dimostrerebbero le precedenti esperienze fatte proprio a Milano.

Il principio cardine

Tutto si basa su un principio cardine: le strade che non svolgono un ruolo strategico nell’organizzazione generale della circolazione del traffico privato o del trasporto pubblico, possono subire una riduzione dei limiti di velocità. Fino ai 30 km/h. Queste zone “sono generalmente di luoghi particolarmente attrattivi per la mobilità sostenibile (bici e pedoni) perché particolarmente ricchi di attività sociali (negozi, scuole) organizzate in corrispondenza e insieme ai percorsi protette”, dice il Piano.

Il dato sullo smog

In particolare, secondo le stime di Amat (l’Agenzia per la mobilità del Comune), l’applicazione del limite di velocità dei 30 km/h entro la cerchia filoviaria sarebbe in grado di produrre una riduzione del traffico tra il 25 e il 28%. E il valore medio degli inquinanti da traffico scenderebbe fra il 28 e il 34%. Pare che in grandi città europee come Parigi e Londra, anche grazie alla “zone 30”, il numero di incidenti sia diminuito del 40%. Una vecchia teoria, molto discutibile, perché, dice il partito del no alle “zone 30”, i continui stop&go, coi colpetti di acceleratore in prima e le numerose frenate generano polvere che sporca l’aria. Peggio di una norma zona a 50 km/h.

Milano, rivoluzione mobilità

Milano si conferma pertanto una città rivoluzionaria in Italia sotto il profilo della mobilità. Prima la zona Ecopass (col pedaggio), poi l’Area C (un notevole giro di vite rispetto alla prima zona soggetta a ticket), quindi le ibride che pagheranno l’Area C stessa (una beffa per chi ne ha comprata una con l’intento di non versare i 5 euro di dazio), infine l’Area B. E i numerosi blocchi alla circolazione. Senza contare la marea di Zone a Traffico Limitato, gli autovelox con limiti abbassati, le fotocamera agli incroci semaforici. Più i vari car sharing e bike sharing. Con qualche inciampo, come la notifica delle multe da autovelox oltre i 90 giorni imposti dal Codice della Strada. Una città molto imitata dalle altre in Italia, che poco alla volta, a ruota, seguono l’esempio meneghino: basti pensare a una possibile Area C a Roma.