Tasse sul carburante: dalle promesse elettorali a quello che potrà succedere davvero

Con la manovra 2019, l’Esecutivo gialloverde ha mantenuto una promessa: niente aumenti dell’IVA e nessuna accisa sui carburanti. Stava tutto scritto nel contratto di Governo tra M5S e Lega: “Si dichiara l’intenzione di voler sterilizzare le clausole di salvaguardia UE che comportano l’aumento delle aliquote Iva e delle accise”. Ora, però, è in particolare il vicepremier Matteo Salvini che dovrebbe onorare una seconda promessa: vediamo quale.

Via le accise vecchie

Lo stesso contratto di Governo prevede infatti di “eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina”. Come lo stesso Salvini aveva annunciato in campagna elettorale. Indicativamente, il taglio delle vecchie accise potrebbe ridurre fino a 20 centesimi il prezzo della benzina.

Oggi le tasse su benzina e gasolio incidono, in totale, di quasi 73 centesimi al litro sulla benzina e di 62 centesimi sul gasolio.

Fuori dal tempo

Parliamo delle accise anacronistiche, fuori dal tempo, assurde. Potrebbero rientrare nella categoria quelle relative ai finanziamenti di conflitti dello scorso secolo o alla ricostruzione dopo calamità naturali. Qualche esempio? La guerra in Abissinia e in Bosnia, l’alluvione di Firenze, i terremoti di Belice e Friuli o Irpinia.

Occhio però: il mancato introito per lo Stato ammonterebbe a 6 miliardi di euro l’anno, considerando che nel 2017 le accise hanno reso ai conti statali, complessivamente, circa 25 miliardi.

Risorse che andrebbero cercate dal Governo stesso. Dove? Nel frattempo, la stessa manovra 2019 impone tasse più pesanti a banche e assicurazioni. Ma la partita sarà molto lunga e faticosa. Anche perché le accise all’inizio erano straordinarie, temporanee; poi sono diventate risorse strutturali.

Devono esserci pur venendo a mancare la giustificazione. Così ha deciso il Governo di Lamberto Dini nel 1995 per le accise del 1900, e così ha ribadito la legge stabilità 2015 (Governo Renzi) che ha istituzionalizzato le accise del 2000.

Le tasse sul pieno

In Italia, il prezzo della materia prima carburante pesa su quello finale per più di un terzo. Due terzi del pieno se ne vanno fra accise e IVA, che è un’imposta ulteriore. Ecco l’elenco delle accise:

  • 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d'Etiopia del 1935-1936
  • 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;

  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;

  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;

  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;

  • 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;

  • 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;

  • 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;

  • 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;

  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;

  • 0,005 euro per l'acquisto di autobus ecologici nel 2005;

  • 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;

  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;

  • 0,04 euro per far fronte all'arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;

  • 0,0089 euro per far fronte all'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;

  • 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto "Salva Italia" nel dicembre 2011;

  • 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell'Emilia del 2012.