La casa giapponese ha annunciato che lo storico motore della RX-7 e RX-8 tornerà nel 2020 come generatore di corrente

La notizia buona è che il motore rotativo tornerà presto su una Mazda. Quella cattiva è che non lo vedremo su una sportiva erede delle RX-7 e RX-8. Il costruttore giapponese ha deciso infatti di rilanciare un suo cavallo di battaglia, trasformandolo da motore per vetture ad alte prestazioni a generatore di corrente destinato alle elettriche, sfruttandone quindi i vantaggi e cercando di minimizzare i difetti. Il rotativo tornerà su una Mazda a partire dal 2020, un anno dopo l'arrivo di una vettura elettrica “pura”.

Un aiuto per far crescere l'autonomia

La casa giapponese è stata molto pragmatica e ha pensato al rotativo in funzione delle sue principali qualità, ovvero il peso e le dimensioni contenute, l'assenza di vibrazioni e la silenziosità.

Alla luce di queste caratteristiche il motore rotativo si dimostra adatto come generatore di corrente – o range extender, per dirla in inglese – per auto elettriche, quindi in grado di alimentare le batterie quando la carica ottenuta dalla rete elettrica va esaurendosi. Il generatore, in altri termini, è d'aiuto per quando si rischia di restare a piedi. I motori rotativi di contro hanno poca coppia, consumano di più e sono poco affidabili.

L'ultimo rotativo è di sette anni fa

I motori rotativi sono da sempre un fiore all'occhiello per Mazda, che vi ha investito molto più di altre case automobilistiche e corso anche in gara: la 787B si aggiudicò la 24 Ore di Le Mans 1991 proprio con un rotativo Wankel.

L'ultima Mazda dotata di questo motore, la RX-8, è uscita di produzione nel 2011 e da allora le indiscrezioni circa un suo ritorno sono sempre state disattese. Il rotativo deve la sua particolarità al moto del pistone, che si sviluppa in modo rotativo e non in senso rettilineo come sulle auto tradizionali.