La Corte di Cassazione punisce i gestori della reti viarie e gli amministratori che non rispettano i diritti degli automobilisti

Stop agli autovelox senza segnali chiari: lo stabilisce la Corte di Cassazione, con sentenza 25993/2018. Per capire meglio di cosa parliamo, va fatta una premessa: l’eccesso di velocità  è un’infrazione grave, tale da causare incidenti mortali e i trasgressori vanno puniti severamente; però i gestori delle strade hanno obblighi precisi da rispettare in materia di autovelox: che non siano strumenti per fare cassa, ma per migliorare la sicurezza stradale.

Cartelli: quali disposizioni

Ogni autovelox va segnalato. I cartelli stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi che avvisano della presenza di autovelox devono essere installati "con adeguato anticipo" rispetto al luogo dove viene effettuato il rilevamento della velocità. In modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità.

L’obiettivo della norma, ribadita dalla Cassazione, è semplice: se l’autovelox viene segnalato con cartelli chiari, l’automobilista col piede pesante rallenta. Diminuiscono così le probabilità di trasgressione e, in parallelo di incidente.

Viceversa, se l’autovelox non viene segnalato con cartelli chiari e adeguati, le velocità non vengono adeguate, aumentano le probabilità di incidenti e, in parallelo, per i gestori della strada è più facile fare cassa, visto che aumentano anche le probabilità di trasgressione.

Una questione di distanze

La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi. In particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a 4 km, mentre non è stabilita una distanza minima.

Omologati e tarati

Al di là dei cartelli, l’articolo 142 del Codice della Strada recita che, per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità, sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate e tarate.

Attenzione dunque a quanto stabilisce la Corte Costituzionale (sentenza 113/2015): “I fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l'affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale".

Per questo motivo, tutti gli autovelox vanno tarati almeno una volta l’anno, come ricordano le sentenze successive di ogni ordine e grado.

Entro 90 giorni

Vale la pena ricordare, inoltre, che fra infrazione e notifica della multa devono passare al massimo 90 giorni, a cui si può derogare solo se è difficile individuare il proprietario dell’auto: “In presenza di situazioni di difficoltà di accertamento addebitabili al trasgressore: tardiva trascrizione, trasferimento della proprietà del veicolo, omissione di comunicazione del mutamento di residenza”.

E se il gestore della strada è in ritardo nella propria organizzazione e gestione delle multe? Questo non deve ledere i diritti degli automobilisti: vale la regola dei 90 giorni.

Il bivio delle sanzioni

Per eccessi di velocità sotto i 10 km/h rispetto al limite, il proprietario dell’auto paga oppure fa ricorso al giudice di pace entro 30 giorni versando 43 euro di tassa o gratuitamente al prefetto entro 60 giorni.

Per eccessi sopra i 10 km/h, sia che il proprietario paghi sia che faccia ricorso, deve comunicare il nome di chi guidava. Se non lo fa, gli arriva una multa supplementare di 300 euro circa (incluse spese di spedizione).

Un errore piuttosto diffuso è quello di pagare e basta: in questo caso, il proprietario, sbagliando, ritiene di aver ammesso l’infrazione e di aver automaticamente comunicato alle Forze dell’ordine di essere lui il guidatore al momento dell’infrazione aspettando il taglio di punti-patente. In realtà, gli arriverà a casa la multa supplementare di 300 euro.

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