La rivista Nature ha pubblicato i risultati di un sondaggio condotto su 2,3 milioni di persone. Ecco com’è andata

Guida autonoma. Un sogno per molti: quelli che non vedono l’ora di affidarsi ai computer per gli spostamenti nel traffico. Un incubo per qualcuno: gli automobilisti che non cederebbero il volante nemmeno sotto tortura. Un grattacapo per gli addetti ai lavori: non tanto dal punto di vista tecnico, ma da quello normativo ed etico (EuroNCAP la sta già inserendo nei suoi test). Su quest’ultimo aspetto si focalizza il sondaggio (aperto a tutti, ancora adesso, su questo sito) condotto da un gruppo di scienziati del MIT e della University of British Columbia. Ve ne avevamo parlato due anni fa in occasione dell’inizio della raccolta dati, ecco com’è andata.

Alcune delle domande

Per capirci, ecco alcuni scenari all’interno dei quali viene richiesto di calarsi: travolgeresti un uomo che attraversa con il semaforo verde o una donna incinta che lo fa con il rosso? Chi guida dovrebbe mettere prima la propria vita (e quella di chi viaggia con lui) rispetto a quelle di due senzatetto? Ancora, è più giusto sacrificare un gruppo di tre anziani o di tre giovani?

Le risposte cambiano da Stato a Stato

L’etica non è universale. Premessa: come sempre, ognuno agisce secondo la propria coscienza, indipendentemente dal colore della pelle, della nazionalità o di altri fattori; delle generalizzazioni si possono comunque fare. Chi vive in Stati con istituzioni forti, per esempio (Stati come Finlandia e Giappone), è meno propenso a salvare la vita di chi attraversa la strada con il rosso.

Tre grandi gruppi

Gli scienziati hanno poi suddiviso i risultati provenienti dalle 130 nazioni con almeno 100 risposte e hanno constatato che le nazioni possono essere suddivise fondamentalmente in 3 grandi gruppi. Uno comprende USA e la maggior parte degli stati europei (quelli dove la cristianità è più radicata), un altro include Giappone, Indonesia e Pakistan (tradizioni islamiche o di confucianesimo) e nel terzo si trovano Centro e Sud America, Francia ed ex colonie francesi.

Una differenza molto grande tra il primo e il secondo gruppo, per esempio, sta nel fatto che il primo è molto più propenso del secondo a sacrificare la vita di un anziano in favore di quella di un giovane.

Salvare i ricchi prima dei poveri

Un’altra tendenza riscontrata dagli scienziati è la seguente: chi vive in Stati con più alte disparità sociali ed economiche - la Colombia, per esempio - è molto più portato a sacrificare la vita di una persona povera, piuttosto che quella di una ricca (riconoscibile, con buona approssimazione, in base all’abbigliamento). In Paesi come la Finlandia, sebbene la tendenza sia la stessa, i numeri indicano che la preferenza è meno netta.

Chi vive in Stati con più alte disparità sociali ed economiche - la Colombia, per esempio - è molto più portato a sacrificare la vita di una persona povera, piuttosto che quella di una ricca.

Prima le persone, poi gli animali

Su una scelta, le persone di tutto il mondo sono universalmente d’accordo: tra un uomo e un gatto, tra una donna e un gatto, ma anche tra un bambino e un cinghiale, tra un anziano e un capriolo, tutti salverebbero l’essere umano. La domanda successiva (la tua scelta dipende dalla coscienza o dalle implicazioni legali?) non è stata posta, ma va bene così: possiamo sentirci rassicurati comunque. 

Fotogallery: Guida autonoma, i test EuroNCAP

Qualcosa in più sul sondaggio

Il sondaggio, denominato Moral Machine, ha sottoposto alle persone coinvolte (2,3 milioni, provenienti da 233 Paesi) 13 scenari, nei quali la morte di qualche soggetto era inevitabile. Ognuno, doveva scegliere chi salvare nelle varie situazioni, differenti l’una dall’altra per alcune variabili: giovani o anziani, ricchi o poveri, gruppi più o meno numerosi di persone, ecc..