Nel 2007 Zagato rende omaggio alla scomparsa Diatto e realizza il prototipo di una coupé elegante ma sportiva

Viene da sorridere leggendo alcune curiosità sul mercato delle auto in Italia nel 1905. In quel periodo il settore era agli albori e tutto andava costruito in modo artigianale, tanto è vero che a fronte di un mercato da 100 vetture l'anno soltanto alla Fiat lavorano 776 persone. Un altro grande costruttore dell'epoca è la torinese Diatto, una società nata inizialmente come produttore di carrozze che si dedica poi alle auto, tanto da insidiare la Fiat nei primi anni del '900 per forza della madopera (vi lavoravano 500 operai).

La Diatto però non è andata lontano e ha chiuso i battenti nel 1955, dopo aver ridimensionato di molto le aspirazioni. Il suo nome da allora è passato alla storia, tanto è vero che la più nota Zagato ha voluto ricordarla nel 2007 con la proposta di stile Diatto GT Ottovù.

Le due nervature un omaggio alla Fiat Coupé?

Per questo prototipo la Zagato non poteva ispirarsi direttamente a una Diatto, considerando che le ultime vetture risalgono agli anni '30 (fino agli anni '50 è proseguita l'attività di costruttore di parti di ricambio). Di conseguenza la carrozzeria milanese ha “estratto” e ripreso il meglio di quanto visto sulle Diatto fino agli anni '30. Ne deriva una coupé dal look pulito e molto sobrio, da vera granturismo, anche se i fari anteriori a goccia e le profonde scanalature sulle fiancate danno grinta all'insieme.

Queste ultime sembrano ispirate alla Fiat Coupé. La mascherina anteriore è ribassata, mentre il lunotto arrotondato ed i fanali sottili sono dettagli immancabili per una vera granturismo. Anche l'interno è pulito ed essenziale, tanto è vero che tutti i comandi sono raggruppanti vicino alla leva del cambio: nel cruscotto spiccano soltanto le tre bocchette dell'aria.

Il V12 non è mai arrivato

Il look elegante della Diatto GT Ottovù maschera bene la grinta dell'auto, che pur avendo un'impostazione da classica granturismo italiana (il motore è anteriore, la trazione dietro) non rinuncia a concessioni alla sportività: il V8 5.0 a 32 valvole è montato dietro l'asse delle ruote anteriori, in posizione ideale per centralizzare i pesi e migliorare il comportamento fra le curve.

Ciò è fondamentale considerando quello di cui è capace il 5.0, che sviluppa 580 o 650 CV, ma nei programmi della Zagato c'era anche una versione della GT Ottovù con un più nobile V12 da 750 CV. Il peso è da GT, ma le prestazioni sono da sportiva vera: la Zagato parla di un 0-100 km/h inferiore a 4 secondi e di oltre 300 km/h.

Fotogallery: Zagato Diatto Ottovu