L'arresto del super-manager non dovrebbe compromettere la solidità dell'alleanza, ma la costringe a ripensare alcune dinamiche

I guai con la giustizia di Carlos Ghosn sono una doccia fredda per l'alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, che navigava a vele spiegate in direzione dell'ambizioso piano Alliance 2022, il programma illustrato a settembre 2017 che avrebbe reso l'alleanza un colosso ancora più solido di com'è ora. Smaltita l'enfasi della notizia ora viene da chiedersi se e come l'azienda risentirà di questo scossone.

La risposta più immediata è anche quella più banale: al momento nessuno può dirlo, considerando che l'azienda deve ancora riorganizzarsi e prendere le contromisure, ma è logico pensare che la strategia non verrà messa in discussione e l'alleanza cercherà di raggiungere l'obiettivo dei 14 milioni di auto vendute entro fine 2022 (erano 10,6 milioni l'anno scorso), affermandosi come il primo gruppo automobilistico al mondo per vendite.

Troppi poteri per una sola persona

Il numero uno della Nissan Hiroto Saikawa ha spiegato ieri in una conferenza stampa che i rapporti all'interno dell'alleanza non verranno compromessi, stando al resoconto di Autocar. Saikawa ha anche ammesso che in futuro verrà rivista la suddivisione dei ruoli: non ci sarà più quindi un “super manager” con poteri pressoché sconfinati come Ghosn, ma l'azienda creerà una struttura diversa e più sostenibile che dipenda meno da una figura sola.

“Ripensando al 2005, quando Ghosn diventò numero uno di Renault e Nissan – è l'opinione di Saikawa –, non abbiamo considerato le implicazioni di questa scelta”. Da allora Ghosn ha continuato ad assumere cariche e ha tenuto per sé quelle di presidente e amministratore delegato della Renault, presidente delle Nissan e Mitsubishi e amministratore delegato dell'alleanza. Troppe per il bene dell'azienda, anche in fatto di rapporti umani, tanto è vero che la “soffiata” agli inquirenti è arrivata dall'interno.

Una carriera senza battute d'arresto

L'ambizione di Ghosn non si è mai scontrata con i risultati dell'azienda, perché all'infuori delle ultime vicissitudini il manager 64enne non ha mai tradito la fiducia degli azionisti. Ghosn infatti è entrato alla Renault durante un momento fra i più difficili della sua storia (era il 1996) e in poco tempo l'ha guidata fuori dalle cattive acque, orchestrando poi un'operazione fra le più riuscite degli ultimi decenni.

Nel 1999 la casa francese si allea con Nissan, anch'essa in grave crisi, che dopo scelte non facili (compresa la chiusura di cinque fabbriche) si rimette in carreggiata e torna preso all'utile. L'alleanza si completa nel 2016, quando Nissan rileva una quota di Mitsubishi e mette le basi per diventare il primo costruttore di auto al mondo. Ghosn inoltre ha vinto la “scommessa” Dacia, trovandole un suo spazio come marchio a basso costo.