General Motors, primo Produttore auto degli Stati Uniti, ha annunciato che cesserà la produzione in sette stabilimenti entro il 2019. Obiettivo: essere più snelli per rispondere meglio alle esigenze del mercato e all'impatto della guerra commerciale globale. Lo storico colosso USA chiuderà tre impianti di assemblaggio e una fabbrica negli States, più uno stabilimento in Canada, più due impianti fuori dal Nord America. Tradotto in numeri: ci sarà una riduzione della forza lavoro del 15%, tagliando 14.700 posti

Queste misure sono una sconfitta per Donald Trump. Il presidente americano si è sempre battuto a favore del mantenimento dei livelli occupazionali in USA e, anzi, per aumentare il numero di posti lavoro negli States. Di qui la sua guerra commerciali anti-Europa e anti-Cina.

Quanti soldi ballano

L’obiettivo è aumentare la generazione di cassa. Di quanto? Di 6 miliardi di dollari entro la fine del 2020. Divisi così: 4,5 miliardi tramite il taglio dei costi e 1,5 miliardi attraverso una riduzione degli investimenti. E così migliorare le capacità di investimento nella mobilità del futuro: elettrificazione e guida autonoma.

È cambiato tutto in fretta

“Dobbiamo adattarci alle nuove condizioni di mercato - ha detto il ceo di GM Mary Barra presentando a Detroit il piano di riorganizzazione -. Assumiamo queste decisioni mentre l'economia è ancora forte. L'industria dell'auto sta cambiando molto rapidamente e vogliamo assicurarci di essere ben posizionati”. D’altronde, GM ha abbandonato anche l'Europa tramite la vendita della tedesca Opel al gruppo francese PSA. E si sta disimpegnando nel mondo.

Trump, che sconfitta

Il tycoon americano ha poi sferrato l’attacco alla Barra: dice di “non essere contento” della ristrutturazione annunciata dal Gruppo automobilistico.

“Il Paese ha fatto molto per GM”,

che, secondo Trump, dovrebbe smettere di produrre auto in Cina e portare piuttosto la produzione negli Usa. E, dice il presidente, dovrebbe aprire rapidamente il nuovo stabilimento in Ohio.