I Comuni si devono attenere alle indicazioni prefettizie

Autovelox con multa che arriva a casa: la Cassazione (ordinanza 30323/2018) difende i diritti degli automobilisti con contro gli abusi dei Comuni. Se nel decreto prefettizio è contenuto specificamente il riferimento a un determinato senso di marcia, il rilevamento elettronico della velocità e l’accertamento degli agenti stradali sono legittimi solo se riferiti all’autovelox indicato dal Prefetto. Unicamente l’apparecchio sul lato della strada evidenziato dal Prefetto. Invece, l’autovelox sull’altro lato della strada non vale.

Contro i Comuni furbetti

Così, la Cassazione bacchetta i Comuni furbetti: chiedono al Prefetto l’autorizzazione per piazzare un autovelox a una certa altezza chilometrica e su un lato della strada, e invece poi ne installano anche un secondo esattamente di fronte. Il senso di marcia è identificativo di una strada, e dunque ogni strada nella sua autonomia deve mantenere la segnaletica che la riguarda.

Non c’è la volontà di fare sicurezza stradale nel pieno rispetto delle regole e del Codice della Strada, ma solo il desiderio di fare cassa. In questo modo, gli ermellini pongono fine a una lunga battaglia legale fra un automobilista multato e un Comune, con quest’ultimo che è voluto andare sino in Cassazione nella speranza di spuntarla.

Non è la prima volta

Se è vero che l’eccesso di velocità è una piaga e alla base di incidenti mortali, quindi un’infrazione da multare, è anche vero che spesso i Comuni interpretano a proprio modo il Codice della Strada. Non esiste solo il caso degli autovelox in due direzioni; c’è fra gli altri il precedente delle multe tardive.

Per anni, diversi Comuni (specie quello di Milano) hanno inviato a casa dei proprietari delle auto i verbali ben oltre i 90 giorni consentiti dalla legge: questo il periodo massimo che deve trascorrere fra violazione e notifica. È stata la Cassazione a imporre alle amministrazioni locali il rispetto delle regole.