Ecco alcune idee che potremo ritrovare un giorno sulle prossime auto elettriche ma che per ora non sono praticabili

Dall’evoluzione delle batterie ai sistemi per ottimizzare spazi e pesi, i costruttori sono da tempo alla ricerca di soluzioni per risolvere le varie criticità che ancora affliggono le auto elettriche. Talvolta, questo sforzo produce idee decisamente insolite e originali che tuttavia ad oggi comportano a loro volta delle controindicazioni tali da renderle non ancora applicabili sui modelli di serie. Vediamone qualcuna:

I motori nelle ruote

Motori nelle ruote

Niente di nuovo, anzi, è un’idea antica quasi quanto la propulsione elettrica stessa se consideriamo che la già più volte citata Lohner-Porsche del 1900, per fare un esempio, montava i motori elettrici direttamente sui mozzi delle ruote. Da una parte, questo semplifica ancora di più una meccanica già essenziale perché elimina del tutto gli alberi di trasmissione ridotti già ai minimi sulle auto elettriche, liberando altro spazio a bordo.

Inoltre, con la giusta potenza, questo espediente permetterebbe addirittura di fare a meno dei freni tradizionali demandando il loro ruolo ai motori stessi. Perché non si fa allora? Perché appesantirebbe le ruote in modo eccessivo, rendendo problematico il controllo delle sospensioni anche in presenza di sistemi pneumatici o elettroidraulici predittivi.

I pannelli solari

Pannelli solari 1

Li abbiamo visti apparire e scomparire, spesso come optional, sui tettucci di vetture tradizionali alto di gamma come Audi A8 e Maybach o su ibride come la Toyota Prius, oppure ricoprire buona parte della carrozzeria di concept e prototipi, Ad oggi però i pannelli solari non sono ancora una soluzione efficiente in rapporto alle complicazioni che portano. Nei primi casi la oro funzione è quella di alimentare i climatizzatori a vettura spenta, per predisporre un ambiente più confortevole d’estate o al massimo tener carica la batteria di bordo da 12 Volt.

L’apporto energetico infatti è modesto, tanto che per ricavare abbastanza energia da far muovere una qualunque vettura elettrica occorrerebbe una superficie di esposizione molto maggiore di quella disponibile sulla vettura stessa. Fa in parte eccezione la tecnologia Panasonic, che un anno fa ha annunciato di aver realizzato proprio per la Prius un tetto solare con capacità produttiva di 180 kW riscendo anche a conferirgli la forma giusta

Le batterie integrate nella carrozzeria

Batterie integrate nella carrozzeria 2

Il primo esperimento è stato condotto da Volvo nel 2013, prendendo spinta dai progressi fatti con i moduli delle batterie al litio laminato, che oltre ad essere meno soggette a surriscaldamento hanno suggerito l’idea di poter essere modellate con forme specifiche. Si tratta di supercondensatori realizzati con nanotecnolgie e chiusi in pannelli di carbonio che rimpiazzano parti di carrozzeria come cofani  e portiere, consentendo di risparmiare anche il 15% del peso di una vettura elettrica. Secondo la Casa scandinava, i solo pannello del bagagliaio era sufficientemente capace da sostituire la batteria di bordo a 12 Volt.

Le ruote “cinetiche”

Ruote cinetiche

Si tratta di una delle frontiere immaginate dai produttori di componenti per avere parti sempre più sviluppate in funzione della mobilità elettrica e quindi ripensate a fondo rispetto a quelle tradizionali. In questo caso parliamo di vari progetti per pneumatici con strutture interne flessibili in grado di generare esse stesse energia rotolando. Un principio non dissimile da quello delle sospensioni attive che recupererebbero energia dallo scuotimento dei bracci. Esperimenti per ora, che devono conciliarsi con i molti e non facili parametri che le gomme sono costrette a rispettare ma qualcuno, come Michelin con la sua Vision, sta lavorando proprio in quella direzione.

 

Fotogallery: Auto elettriche, le soluzioni più audaci