Confermata l'accusa secondo la quale il CEO Renault avrebbe sottostimato i suoi compensi per 70 milioni di euro

Carlos Ghosn, ex presidente Nissan, passerà con tutta probabilità le festività nel carcere di Tokyo: oltre all'accusa di aver ordinato di sottostimare di circa la metà l'ammontare dei suoi compensi fra il 2010 e il 2015, se ne è aggiunta un'altra. Oggi, dopo i 22 giorni del fermo di polizia giapponese, il manager è stato arrestato di nuovo per il sospetto di aver sottostimato i suoi compensi per le tre annate successive, fino al marzo 2018. Quindi, in totale, il tycoon brasiliano avrebbe tenuto nascosti ben 70 milioni di euro, circa 9 miliardi di yen. Anche se lui si difende dicendo che quei soldi non li ha mai ricevuti.

Sotto torchio

Con l'incriminazione, la polizia giapponese potrà tenere Ghosn sotto chiave ancora per una ventina di giorni, in modo da interrogarlo con la dovuta calma. Senza, fra l'altro, la presenza di avvocati. Il fine? Portarlo a confessare il reato, anche se lui continua a proclamarsi innocente: secondo il sistema giudiziario giapponese, quasi tutte le persone rinviate e giudizio vengono poi condannate in via definitiva. Se venisse condannato, Carlos Ghosn potrebbe "beccarsi" fino a 10 anni di prigione.

Le resistenze sulla fusione

Alcuni analisti sostengono che lo scandalo potrebbe essere stato messo in piedi per bloccare la fusione Nissan-Renault, sostenuta da Ghosn. Hiroto Saitawa, attuale CEO di Nissan ed ex pupillo di Ghosn, ha negato la cosa. Tuttavia, Saikawa e altri dirigenti giapponesi all'interno di Nissan si sono opposti da sempre con forza ad un'eventuale fusione.