Così com’è lo schema di incentivi e imposte su base CO2 potrebbe non sostenersi a livello finanziario

Gli incentivi per le auto elettriche ed ecologiche rischiano di non avere sufficiente copertura finanziaria dall'ecotassa sulle auto più inquinanti. A dirlo è il servizio del bilancio del Senato, l’organismo tecnico che analizza temi di finanza pubblica e che nell’appena pubblicato Dossier n.52 sottolinea un problema di mancanza di fondi per lo schema bonus/malus proposto dalla Camera: lo Stato potrebbe cioè incassare dall’ecotassa meno di quanto necessario a pagare gli incentivi ecobonus per elettriche e auto a emissioni ridotte di CO2.

Insomma, oltre a un rischio di blocco del mercato auto nuove paventato dalle associazioni di Costruttori e filiera c’è pure il problema delle coperture finanziarie. Prima di addentrarci nella questione dei fondi destinati allo schema bonus/malus CO2 per le auto di nuova immatricolazione occorre però dire che l'emendamento in questione alla legge di bilancio è in corso di valutazione da parte di un tavolo tecnico al Ministero dello Sviluppo economico con Costruttori, sindacati, associazioni di filiera e dei consumatori. Sono quindi attese modifiche prima dell'approvazione in Senato, anche se non è dato sapere su quali punti e di quale entità. Già nelle prossime ore dovrebbero uscire delle anticipazioni.

Un mercato in cambiamento

I tecnici del Senato hanno fatto i conti in tasca alla proposta di emendamento e sono partiti dai dati di immatricolazione del 2017, gli ultimi disponibili per vedere che sui 2,08 milioni di auto immatricolate sono 135.943 (6,5%) le auto che avrebbero avuto diritto al contributo statale (bonus o incentivo da 6.000 a 1.500 euro), altre 884.128 (42,3%) non avrebbero ricevuto incentivi né pagato ecotasse e poco più di 1 milione di auto (51,1% del totale) sarebbe stato assoggettato alla nuova imposta o ecotassa.

Nel 2017 il ricavato dell’ecotassa (374 mln di euro) avrebbe coperto abbondantemente le necessità dell’ecobonus (218 mln di euro), con un “saldo netto per le casse dello stato pari a circa 156 mln di euro”. Il problema è che l’introduzione dello schema bonus/malus su base CO2 andrebbe a cambiare le carte in tavola, ovvero gli equilibri e i numeri di mercato dell’auto.

Spese e introiti si avvicinano

Facendo una semplice proiezione sull’anno 2019 ipotizzando l’entrata in vigore del sistema “ecotassa / ecobonus” il servizio del bilancio del Senato ha calcolato che le immatricolazioni di auto elettriche e meno inquinanti (CO2 fra 0 a 90 g/km), quelle che hanno diritto al contributo all’acquisto, potrebbero crescere del 70% arrivando a quota 165.128.

Quelle “neutre”, senza incentivo o imposta, aumenterebbero invece del 26% arrivando a 1.113.960 unità, mentre il numero delle auto più inquinanti che supera i 110 g/km di CO2 (qui la lista dei modelli) immatricolate potrebbe rimanere invariato. Sulla base di questi calcoli si possono ipotizzare 371.578.350 euro di spesa in ecoincentivi nell’anno 2019 contro un introito di 374.832.300 euro da ecotassa.

Incentivi senza copertura e più garanzie per i cittadini

Il primo problema è che i 371 milioni di euro stimati dal Senato per i soli incentivi 2019 per elettriche (qui alcuni esempi) e auto meno inquinanti è “ben al di sopra degli indicati 300 mln di euro posti come limite di spesa” e che quindi c’è il rischio che il fondo possa essere insufficiente a garantire l’incentivo a tutti i beneficiari. Nello stesso dossier il servizio del bilancio del Senato suggerisce di “introdurre un meccanismo di monitoraggio delle domande di contributo al fine di verificare la capienza del tiraggio con il plafond delle risorse disponibili, con conseguente blocco delle erogazioni una volta esaurito lo stesso”.

In questo  modo gli stessi venditori potrebbero sapere quando finiscono i fondi. In caso contrario lo Stato si esporrebbe a possibili contenziosi da parte dei cittadini, cosa che porta a valutare l’opportunità di “individuare una clausola di salvaguardia da attivare nel caso in cui gli aventi diritto possano vantare un ammontare complessivo di crediti di imposta superiori al tetto di spesa.”