L’Italia occupa il 19° posto in Europa nella classifica di chi ha saputo ridurre il numero di vittime della strada nell’ultimo decennio

L’Italia si è classificata al 19esimo posto (su 32) della classifica dei paesi europei che più sono riusciti a ridurre il numero di incidenti mortali nel decennio 2011-2020 e al 21esimo per numero di vittime per milioni di abitanti. Dal 2006, il programma Road Safety Performance Index (PIN) si pone di dimezzare il numero di vittime della strada decennio per decennio, con l’Unione europea che ha rinnovato nel 2010 il suo impegno per ridurre le vittime di un ulteriore 50% entro il 2020.

Un obiettivo già in partenza molto difficile da raggiungere considerando che, fino ad ora, nel 2018, la diminuzione di incidenti mortali sulle strade europee ha fatto registrare una media del -20%, con solo la Norvegia ad essere riuscita nell’intento e con la Grecia ad inseguire poco distante (-42%).

Ma come mai la crescita del nostro Paese si è arrestata dopo gli importanti risultati ottenuti nel decennio scorso? Le cause di questo ristagno sono molteplici e sono state affrontate in occasione del seminario “Veicoli più sicuri per salvare vite” organizzato dall’ACI e dall’ETSC e che ha visto la partecipazione di alcuni dei più importanti esponenti del panorama automobilistico europeo attivi sul fronte sicurezza.                     

Numeri alla mano

Per avere una panoramica completa della situazione - drammatica - dobbiamo partire dai numeri delle vittime della strade: a livello mondiale, nel 2017, hanno perso la vita oltre 1.3 milioni di persone di cui 35.000 in Europa. Vi sembra poco? Considerate che stiamo parlando di circa 2 persone al minuto.

L’Italia e i punti deboli del sistema

Le cause del ristagno sono molteplici: anzianità del parco circolante - l’adozione degli ADAS hanno portato una decisa diminuzione degli incidenti mortali -, condizione della rete stradale urbana e statale (vengono utilizzati per la manutenzione 500 milioni contro i 6,1 miliardi necessari) e infrastrutture non adeguate (segnaletica carente e limiti di velocità non coerenti con il percorso in esame), il tutto unito a distrazione, causa soprattutto dell’utilizzo dello smartphone alla guida, e alla velocità.

Prendiamo esempio dalla Norvegia

La Norvegia, oltre che essere al primo posto per auto elettriche circolanti, ha ridotto il numero di vittime della strada dalle 210 del 2010 alle 106 del 2017 concentrandosi su quelle che erano le principali cause di incidente: scontri frontali, velocità e inesperienza dei giovani. Negli ultimi anni infatti ha fatto forti investimenti sull’allargamento delle carreggiate (da una a due corsie con Guard Rail centrale), sulle campagne di sensibilizzazione fin dalla tenera età e sulla qualità della scuola guida.

Obiettivo Vision Zero

L’obiettivo per il futuro è quello di ridurre a zero non il numero di incidenti ma il numero conseguente di vittime secondo il progetto di sicurezza Vision Zero, nato in Svezia nel 1997 e adottato poi a livello europeo. Gli incidenti non devono più uccidere; per poter arrivare ad un traguardo del genere ci deve essere un impegno collettivo stimolato da obiettivi ambiziosi e regolati da un organo esterno con il potere di premiare, o sanzionare, a seconda dei traguardi.

Entro il 2030, oltre a vedere i primi esempi di smart cities e di veicoli a guida autonoma, debutteranno oltre 16 nuovi sistemi di sicurezza attivi e passivi già attualmente allo studio; questi dovranno lavorare in sinergia con le informazioni che la macchina sarà in grado di raccogliere dagli altri veicoli e dalle infrastrutture circostanti (smart road - V2X) per massimizzare il livello di sicurezza sopratutto per ciclisti, pedoni e motociclisti, soggetti vulnerabili che attualmente sono le vittime protagoniste di un terzo degli incidenti.