Il diffondersi delle auto a batteria potrebbe davvero creare problemi alla rete? Qualche contromisura è già in atto sin da ora

Uno dei maggiori timori che accompagnano la prospettiva di una diffusone capillare della mobilitò elettrica è quello dell’approvvigionamento di energia. Immaginando, infatti, che entro qualche decina di anni il grosso delle vetture circolanti si sia convertito all’elettrico, è legittimo chiedersi se la produzione energetica riuscirà a far fronte a questo fabbisogno e soprattutto, se riuscirà a farlo in maniera “pulita”, senza dover ricorrere ancora ai combustibili fossili spostando dunque di fatto il problema dalle strade alle centrali…

La preoccupazione maggiore, tuttavia, è per i picchi di richiesta, ossia gli orari in cui è probabile che un maggior numero di veicoli attingano alla rete rischiando di provocare i famigerati blackout. Un po’ quello che si verifica ogni tanto nelle estati più calde con molti condizionatori accesi.

Energia, in futuro potrebbe servirne un 30% in più

Le stime realistiche sull’effettivo assorbimento di energia della mobilità elettrica sono in realtà meno allarmanti di quanto potrebbe sembrare, almeno nel medio periodo: durante una recente conferenza in cui ha annunciato i suoi piani per la diffusione di auto elettriche a basso costo, Volkswagen ha reso noto uno studio in cui si afferma che con un milione di veicoli circolanti in un Paese come la Germania (obiettivo del 2020) la richiesta di energia elettrica aumenterebbe appena dello 0,5%.

Auto elettriche e rischio blackout

Parlando dell’Italia, recentemente, il rapporto E-Mobility 2018 stilato dalla divisione Energy&Strategy del Politecnico di Milano ha ipotizzato che per il 2030 (stando al ritmo attuale di crescita delle immatricolazioni e delle infrastrutture) nel nostro Paese potrebbero arrivare a circolare 5 milioni di auto elettriche, meno di un sesto dei 37 milioni di veicoli che rappresentano i parco circolante attuale. 

Ma se anche il “boom” si verificasse davvero, con almeno 30 milioni di veicoli elettrici in strada il fabbisogno crescerebbe di circa il 16%, un dato impegnativo ma non insostenibile di per sé. Tuttavia, se anche solo meno dell’1% di queste fossero connesse simultaneamente,  occorrerebbe il 33% in più della potenza massima attuale. Dunque, in un’ipotesi futura, il pericolo di sovraccarico potrebbe effettivamente esistere. Quali sono ad oggi le soluzioni? Eccone qualcuna.

Accumulatori privati o diffusi

Dunque, più che dalla produzione - che in futuro dovrà comunque crescere includendo però un maggiore impiego di fonti rinnovabili - il problema può venire dalla stabilità della rete elettrica nei momenti critici. La soluzione più immediata può essere quella di predisporre riserve di energia da alimentare nei momenti di minor assorbimento per poter essere sfruttate quando la richiesta è maggiore.

Auto elettriche e rischio blackout

Un principio alla base di molti progetti portati avanti dalle stesse Case automobilistiche che già collaborano con industrie fornendo loro batterie usate da utilizzare come accumulatori per l’energia prodotta da impianti fotovoltaici e altre risorse “green”. Ma si preparano anche vere e proprie reti: recentemente, ad esempio, Renault ha annunciato il programma Advanced Battery Storage, una rete di accumulatori realizzati con batterie usate e installati in diversi siti in Germania e Francia che dovrebbe essere ultimata entro il 2020: garantirebbe una potenza di 70 MegaWatt e una capacità di 60 MegaWatt/ora, quanto basterebbe per alimentare una cittadina abitata da 5.000 famiglie.

Iniziative simili o più capillari sono in atto soprattutto in Germania dove, per fare un altro esempio, il Gruppo Daimler collabora con la società Accumotive alla produzione  e distribuzione di accumulatori domestici da integrare in impianti fotovoltaici privati.

V2G, luci e ombre

Ne abbiamo già parlato in diversi articoli: il Vehicle to Grid (o V2G) è un concetto che propone di utilizzare le stesse auto come accumulatori provvisori, “riempiendo” le loro batterie quando l’assorbimento è basso e prelevando parte dell’energia così stivata per far fronte alle richieste nei momenti critici. La sperimentazione è già in atto (anche in Italia, grazie alla collaborazione tra Enel e Nissan), tuttavia questa opzione solleva parecchi dubbi, primo tra tutti quello di un eccessivo stress delle batterie, che verrebbero caricate e scaricate più frequentemente anche a vettura ferma, portando ad un prematuro calo della loro efficienza.

Auto elettriche e rischio blackout

Meno auto?

Se non ci soffermiamo unicamente sull’analisi della mobilità elettrica ma proviamo a spaziare sulla mobilità in generale, gli scenari futuri potrebbero offrire una parziale soluzione al problema energetico semplicemente con la riduzione del parco circolante.

Se davvero assisteremo ad un progressivo abbandono del concetto di auto personale in favore di quella condivisa, immaginando quindi in futuro (magari a guida autonoma come si auspica da più parti) in cui la stessa auto possa essere utilizzata da più persone con uno sharing diffuso ed efficiente, il numero di veicoli necessari al fabbisogno di un centro urbano potrebbe essere ridotto con percentuali a doppia cifra, abbattendo di conseguenza anche il consumo energetico.

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