L’industria, la filiera e i concessionari contro la nuova imposta sulla CO2, FCA in testa

Più che l’annuncio degli incentivi per le auto elettriche ed ecologiche a sconvolgere il mercato è stato quello dell’ecotassa che dal 2019 potrebbe colpire la maggioranza dei modelli in commercio (qui la lista), quelli con emissioni superiori ai 110 g/km di CO2. La polemica e le voci contrarie ad ogni forma di nuove imposte sull’auto si sono levate già dal 5 dicembre, giorno in cui la nota firmata Dall’Orco e Crippa ha svelato i primi dettagli dell’emendamento alla legge finanziaria per uno schema bonus/malus basato sulle emissioni di anidride carbonica delle auto.

L’apertura del tavolo tecnico al Ministero dello sviluppo economico con Costruttori, associazioni e sindacati, seguita dalle parole di Luigi Di Maio che esclude l’introduzione di nuove tasse auto, è stata accolta positivamente da Anfia e Unrae, ma c’è chi, come vi spieghiamo in questo articolo su FCA, esprime ancora pesanti riserve sulle ultime iniziative del Governo. A questo si aggiungono i calcoli fatti dal servizio del bilancio del Senato secondo i quali gli introiti dell'ecotassa potrebbero non coprire le spese per gli incentivi.

FCA, a rischio il nuovo piano industriale italiano

Partiamo proprio dal costruttore nazionale, FCA, che si dice pronto a rivedere il piano industriale in Italia qualora fosse approvato lo schema di incentivi ed ecotasse proposto dalla Camera dei Deputati. Nello specifico Pietro Gorlier, responsabile dell’area EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa), scrive così in una lettera inviata al Consiglio Regionale del Piemonte e pubblicata da Repubblica:

Come senz'altro sapete negli ultimi giorni lo scenario a tendere del settore è stato significativamente modificato da interventi sul mercato dell'auto in discussione all'interno della Legge di bilancio che a nostro avviso alterano l'intero quadro di azione, all'interno del quale il piano dell'Italia era stato delineato.

Costruttori e filiera auto per il no a nuove tasse

In un comunicato congiunto firmato Anfia, Unrae e Federauto, rappresentanti rispettivamente dell’industria e filiera auto italiana e straniera, oltre che dei concessionari, si dicono invece soddisfatti delle parole di Di Maio riguardo la volontà di non introdurre alcuna ulteriore forma di tassazione a danno degli automobilisti italiani. Le due associazioni riassumono così i rischi, per il settore e per l’intero Paese, rappresentati dalla possibile introduzione dell’ecotassa:

Qualsivoglia forma di “malus” si tradurrebbe nel 2019 in una diminuzione delle vendite di auto nuove stimata tra l’8 ed il 12% rispetto alla chiusura del corrente anno ‐ che già evidenzia un pesante rallentamento ‐ con una conseguente perdita di gettito Erariale per mancati incassi da IVA e IPT stimabile in una cifra superiore a mezzo miliardo di euro.

Dopo aver ricordato che l’ecotassa sull’auto potrebbe anche tradursi in una minaccia per l’occupazione le stesse associazioni fanno poi una proposta per incentivare la diffusione dell’auto elettrica e delle relative colonnine di ricarica: utilizzare la formula del credito d'imposta, quello "ampiamente utilizzato dalle famiglie italiane nel settore delle ristrutturazioni edilizie".