Il presidente e ad mantiene le sue cariche all'interno della Casa francese

Il consiglio di amministrazione di Renault ha deciso di non destituire il presidente e amministratore delegato Carlos Ghosn, in stato di fermo dal 19 novembre con l'accusa di aver dichiarato stipendi inferiori a quelli percepiti. La decisione è arrivata al termine delle indagini preliminari sui compensi alla Renault fra il 2015 e il 2018, in cui l'azienda non ha trovato irregolarità, quanto basta per rinnovare la fiducia al manager che l'ha risollevata a fine anni '90.

Gli illeciti con Nissan

Ghosn è sotto indagine per aver falsificato i suoi stipendi in Nissan, società partner di Renault (del gruppo fa parte anche Mitsubishi) di cui il manager era presidente. Stando alle indiscrezioni, non confermate dalle autorità, nell'arco di diversi anni Ghosn avrebbe nascosto al fisco circa 43 milioni di dollari.

L'inchiesta che coinvolge il manager 64enne è partita da una “gola profonda” interna alla Nissan, che si è rivolta alla magistratura di Tokyo dopo aver appurato la fondatezza delle accuse.

In carcere fino al 30 dicembre

Il manager resterà in stato di fermo almeno fino al 30 dicembre con l'accusa di illecito finanziario, che il manager ed i suoi avvocati continuano a respingere. Nissan e Mitsubishi non sono rimaste caute come Renault con il loro ormai ex presidente, perché entrambe hanno deciso di licenziarlo pochi giorni dopo l'arresto: il 22 novembre Nissan, quattro giorni più tardi Mitsubishi.