L’ex n°1 dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi si dichiara innocente e sostiene di essere stato accusato ingiustamente

Carlos Ghosn non ci sta. Dopo due mesi in un carcere giapponese, nell’udienza di oggi a Tokyo si è dichiarato innocente (è accusato di aver occultato al fisco giapponese 43,5 milioni di dollari di compensi personali e di altri illeciti finanziari), aggiungendo di essere stato “accusato e detenuto ingiustamente”. Insieme ai suoi legali, l’ex Presidente dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi (il più grande gruppo automobilistico al mondo con 10,6 milioni di auto vendute nel 2017) ha messo a punto una strategia di difesa che smonta punto per punto le accuse.

Da segnalare che questa apparizione è una cortesia concessa dal tribunale, raramente utilizzata in Giappone; all’udienza presenziavano anche gli ambasciatori di Francia e Libano (di cui Ghosn è cittadino, oltre che del Brasile).

“Nissan: dalla bancarotta a pilastro dell’economia”

Uno dei punti su cui Ghosn ha più insistito è il salvataggio operato nei confronti di Nissan, azienda che nel 1999 era sull’orlo della bancarotta ma che, grazie alla sua gestione, si è trasformata in un pilastro dell’economia giapponese.

Ha anche citato i numeri: nel 1999, Nissan aveva un debito di 18,5 miliardi di dollari; nel 2016 una liquidità di 16,6 miliardi. Nel 1999 venivano vendute 2,5 milioni di auto generando perdite; nel 2016 se ne sono vendute - profittevolmente - 5,8 milioni.

Un regime di “carcere duro”

In Italia, le condizioni di detenzione di Ghosn (incarcerato il 19 novembre) rientrerebbero tra quelle di carcere duro: niente visite dei parenti, incontri contingentati con i propri avvocati, possibilità dell’accusa di interrogarlo in ogni momento e per tutto il tempo che ritenga necessario.

Per sua fortuna, gli sono stati concessi almeno un letto e una stanza più grandi. In ogni caso i segni della detenzione - giura chi lo ha visto - sono evidenti: dimagrito ed emaciato, Ghosn si è dovuto presentare in tribunale in pantofole, ammanettato e con qualche capello bianco.

Libero non prima di sei mesi

Il Presidente della corte Yuichi Tada ha affermato che la detenzione di Ghosn prosegue perché esiste il pericolo di inquinamento delle prove. Un dato è indiscutibile: il caso Ghosn attira un interesse fuori dal comune.

Una folla di giornalisti ha letteralmente bloccato gli accessi al tribunale, mentre oltre 1.100 persone si sono accalcate prima dell’apertura per aggiudicarsi uno dei 14 posti disponibili per il pubblico.