Si può essere accusati di omicidio stradale, ma è possibile continuare a guidare l'auto, perché la licenza di guida non viene sospesa

Chi ha la patente B (quella per l'auto, per capirci) e causa un incidente mortale può essere accusato di omicidio stradale; se era al volante di un’auto, si vedrà sospendere la patente. Se invece era in sella a una bici, quale conseguenza subirà la sua licenza?

La risposta la dà la Cassazione con sentenza 1495/2019, confermando l’orientamento della Corte: chi, in bici, provoca un sinistro con morti non perde la patente B per le auto. Neppure per un giorno. Invece, può essere accusato di omicidio stradale.

Cosa dicono i giudici

Secondo la Cassazione, la sospensione della patente non può essere applicata a chi si sia posto alla guida di veicolo per la cui circolazione non è richiesta alcuna abilitazione: per guidare la bici non serve nessuna patente, quindi non scatta il ritiro della licenza.

Il principio vale per l’omicidio stradale così come per qualsiasi altra infrazione grave: in particolare, chi guida la bici in stato di ebbrezza (oltre 0,5 grammi di alcol per litro di sangue) o in stato alterato da droga, subirà la multa in euro ma non perderà la patente B per le auto. Analogamente, chi in bici passa col rosso si vede appioppare la multa in euro, però non subisce nessuna sottrazione di punti della patente.

Omicidio stradale intatto

Il reato di omicidio stradale invece viene applicato eccome, anche se sulle prime questa interpretazione della legge aveva suscitato polemiche. In realtà, il reato colpisce qualsiasi guidatore di qualsiasi mezzo, e talvolta l’utente debole della strada come il ciclista può uccidere un utente che, in quel caso, è ancora più debole: il pedone.

Si sono perfino verificati casi di pirateria stradale col ciclista che, dopo aver investito il pedone, è scappato senza prestare soccorso alla vittima sofferente sull’asfalto.