Dopo la presentazione dei numeri del 2018 (positivi) il titolo ha perso circa il 12%, chiudendo a 13,38 euro

Fra i temi di attualità più "caldi" degli ultimissimi giorni c'è sicuramente il momento difficile, in Borsa, per FCA (Fiat Chrysler Automobiles). Il gruppo italoamericano non è l'unico - nel mondo dell'auto e non solo - a dare segni di sofferenza, ma nel suo gli indici hanno virato verso il negativo con maggiore decisione.

Poco più di un anno fa il titolo FCA si trovava intorno ai 20 euro per azione, erano i massimi. Da allora è sotto più del 30% e solo ieri, dopo la presentazione dei dati relativi al 2018, ha perso circa il 12% e ha chiuso a 13,38 euro. Quello che non è piaciuto non è tanto la fotografia di un anno ormai chiuso, quanto piuttosto le aspettative per il 2019.

Il 2018: un anno da record

E’ l’amministratore delegato Mike Manley, nella conference call con gli analisti sui conti del 2018, a dire che si tratta di “un anno straordinario, con performance da record. E il 2019 sarà una pietra miliare perché torneremo a distribuire un dividendo, non succedeva da un decennio”.

Certo i numeri gli danno ragione: utile netto di 3,6 miliardi di euro (+ 3% rispetto al 2017). I ricavi netti sono saliti del 4% a 115,4 miliardi e sono stati venduti 4.842.000 veicoli, 102.000 in più rispetto all’anno precedente, cioè il 2% in più. La liquidità netta industriale, che era 2 miliardi di euro alla fine di settembre 2018 si è attestata intorno a 1,9 miliardi di euro, in linea con le attese. Ma questa è la fotografia del passato e le Borse invece ragionano sul futuro che, per FCA, è meno roseo di quello che ci si poteva aspettare

Un futuro pieno di incertezze

Il Gruppo ha dichiarato di aspettarsi un Ebit adjusted (utile prima di tasse e oneri finanziari) intorno ai 6,7 miliardi di euro, con un margine superiore al 6,1%. Gli analisti si aspettavano di più e non sono rimasti soddisfatti. FCA sta implementando una serie di misure per migliorare i risultati commerciali e la struttura dei costi in Europa, in Cina e anche in Maserati, ma gli effetti non si vedranno prima del secondo semestre di quest’anno.

Pesano negativamente le multe e gli altri costi legati alle cause sul diesel in America, che dovrebbero essere intorno ai 500 milioni di dollari per il 2019. A questo bisogna aggiungere che il contesto in cui si muove FCA è quello di un mondo in cui tutte le economie stanno rallentando e non basta lanciare nuovi modelli per migliorare i conti.

Comunque ieri è arrivata la conferma che continuerà lo sforzo per investire in nuovi prodotti e arriveranno all’inizio del 2020 la versione ibrida della Jeep Wrangler e la 500 elettrica, che verrà prodotta a Mirafiori, e anche questa è una buona notizia. Ci sarà poi la finalizzazione della vendita di Magneti Marelli, nel secondo trimestre 2019.

Saranno anche valutate opzioni per rafforzare le controllate Teksid e Comau. Certo FCA ha diversi punti deboli e Manley lo sa bene, probabilmente anche per questo ha detto che sono aperti a valutare partnership che potrebbero risolvere problemi legati alle economie di scala. Insomma come a dire che è sempre sul tavolo il dossier di potenziali M&A.

FCA è in buona compagnia

Un vecchio detto dice che “Mal comune mezzo gaudio” ma probabilmente in questo caso non vale. Diciamo che però FCA non è la sola ad aver accusato il colpo in Borsa visto che anche nomi come Daimler e GM sono stati molto penalizzati, proprio perché il futuro è davvero incerto ed è difficile fare previsioni.

A prescindere da nuovi modelli e nuove motorizzazioni più o meno ibride, quello che pesa su tutti in questo momento è la spada di damocle dei dazi e c’è grande attesa per la pubblicazione del rapporto sul settore auto americano che dovrebbe uscire entro il 17 febbraio.

Se dovesse risultare un settore strategico per la sicurezza nazionale e dovessero arrivare nuovi dazi, probabilmente ci dovremo aspettare nuovi guai in vista, anche per FCA.