Rinnovata con il restyling l’ibrida benzina-elettrica promette più autonomia e una funzione “energy save” per la marcia a zero emissioni così da tener testa ai TDI

I motori sono quasi passati in secondo piano di fronte ai notevoli upgrade che la Volkswagen Passat ha annunciato nel campo dell’assistenza alla guida e della connettività. Eppure proprio questi mostrano una volta di più la direzione che la Casa tedesca ha scelto di perseguire nel medio e lungo periodo. Con particolare attenzione alla variante ibrida plug-in GTE, testa di ponte di una roadmap che, lo ricordiamo, dovrebbe portare sulle strade 80 modelli elettrificati, di cui 50 “full electric” e 30 ibridi, entro il 2025, anno in cui i motori a combustione interna saranno messe definitivamente in minoranza e avviati all'estinzione.

Il diesel resta ma…

Come moltissimi costruttori, anche Volkswagen non ha comunque nessuna intenzione di “scaricare “ subito il gasolio specie all’indomani dello scandalo Dieselgate sarebbe un’ulteriore ammissione di colpa. Nella gamma della rinnovata Passat figurano, infatti, interessanti evoluzioni anche sui TDI, in modo particolare per il 2.0 ribattezzato “TDI Evo” che offre nuovi livelli di efficienza e pulizia.

Volkswagen Passat GTE (2019)

Eppure non basta perché in molti Paesi, compresa la stessa Germania, la messa al bando del gasolio è già iniziata con misure come il blocco totale degli Euro 4, in vigore a Francoforte già da questo mese in attesa di estendersi agli Euro 5 e ai benzina più vecchi a partire da settembre, mentre in altre città tra cui Monaco, Colonia e Berlino è operativo il divieto di circolazione nei centri storici.

L'ibrido come contromisura

In attesa dell’elettrificazione massiccia che inizierà con l’esordio della famiglia ID dal 2020, occorre dunque trovare un’alternativa pratica per costi, prestazioni e mobilità al gasolio che sulle lunghe distanze resta imbattibile. Soluzione che nel caso della Passat sta proprio nell'ibrida GTE, i cui dati aggiornati e già omologati secondo il ciclo WLTP, parlano un consumo medio finale calcolato sull’intero ciclo di meno di 2 litri di benzina per 100 km ma soprattutto di un’autonomia elettrica effettiva di 55 km (che diventano 70 con il metodo NEDC).

Invariata la parte propulsiva, che abbina un 1.4 TSI da 150 CV a un'unità elettrica da 85 kW-115 CV ed eroga una potenza massima di sistema di 218 CV, questo risultato è stato ottenuto rimpiazzando la precedente batteria al litio da 9,9 kWh con una da 13 kWh, vale a dire oltre il 30% di capacità in più.

Con un’interessante modalità di mantenimento della riserva che permette, tramite un'apposita schermata, di programmare un livello minimo di carica da salvaguardare in modo da avere avere, all'occorrenza, una percorrenza elettrica garantita da spendere per attraversare un centro storico davvero a zero emissioni.

Conveniente sulla carta

Secondo i listino pre-restyling (la gamma rinnovata sarà in prevendita a maggio e in commercio a settembre) la GTE aveva un prezzo di 5.000 euro superiore a quello della 2.0 TDI da 190 CV ma vantava già prima dell'aggiornamento prestazioni analoghe con consumi ed emissioni tre volte inferiori e grazie alla batteria ricaricabile, può “sopravvivere” più a lungo al progressivo inasprirsi delle limitazioni al traffico per i motori endotermici.

Ecco perché anche sulla la prossima Golf di ottava generazione c’è da aspettarsi di vedere una proposta del genere ancor più facilmente del motore elettrico puro, che potrebbe essere escluso proprio per non creare sovrapposizioni con la I.D. compatta in arrivo l'anno prossimo.

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