Peugeot ha bisogno di evolversi a compagnia globale, FCA avrebbe la tecnologia per raggiungere gli standard di emissioni richiesti dall'Ue

Le azioni di FCA e PSA sembrano stare già festeggiando quello che ancora non è un accordo concluso e archiviano la seduta di Borsa di ieri rispettivamente con un +5% e un +2,74%. Di questo possibile matrimonio si era già parlato in passato e torna alla ribalta della cronaca dopo che Robert Peugeot, in un’intervista pubblicata su Les Echos, ha dichiarato che “i pianeti potrebbero essere allineati” per pensare ad alleanze con Fiat o altri produttori (gli altri papabili sembrano essere Jaguar Land Rover e General Motors).

Anche Manley del resto ha detto che sta “guardando attentamente” qualche operazione che potrebbe rendere il produttore italo-americano più forte, inclusa un’alleanza o una fusione.

Un’operazione a somma maggiore di zero

In realtà dietro la possibile alleanza tra Peugeot e FCA entrambe le parti hanno da guadagnare e non ci sarebbero vincitori né vinti, è un gioco a somma maggiore di zero.

Peugeot ha bisogno di fare il salto e trasformarsi da compagnia europea a compagnia globale, andando in quel mercato nord americano dove FCA è ormai fortissima, mentre FCA ha bisogno di quella tecnologia a disposizione dei francesi che le permetterebbe di raggiungere gli standard di emissioni richiesti in Europa entro il 2020/2021.

Il quarto potere: sarebbe un’alleanza da oltre 8 milioni di auto all’anno

Per PSA il 2018 è stato un anno con un utile netto record di 2,83 miliardi di euro, fresca dell’acquisizione di Opel, un’operazione grazie alla quale, dopo un anno, è riuscita a portare i conti dell’ex brand controllato da GM in nero, dopo anni di perdite.

La casa francese ha consegnato nel 2018 3,9 milioni di auto che, insieme ai 4,7 milioni di FCA, sono molto vicini a quei 10 milioni di Volkswagen, dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi e di Toyota.

Ma chi dirà se “questo Matrimonio s’ha da fare”?

L’erede della dinastia Peugeot, attraverso le finanziarie di famiglia, detiene una quota azionaria del 12,2% del Gruppo e Ffp, la holding di famiglia, ha in mano oltre 600 milioni di euro da investire che potrebbero essere usati per accaparrarsi FCA e creare un’alleanza che potrebbe portare i suoi frutti anche in Cina. Stessa quota azionaria nella casa di Parigi per Dongfeng e per il Governo francese, che cinque anni fa salvarono il Gruppo che si trovava in cattive acque.

Per Tavares sarebbe un altro grosso risultato da aggiungere a quelli che già ha raggiunto in questi anni, per Manley la soluzione a tanti suoi problemi. Non rimane a questo punto che vedere se i Governi daranno la loro Benedizione: un'azienda francese con una quota cinese e un’azienda italiana che fa il bilancio in America, certo le implicazioni politiche potrebbero essere davvero tante. Staremo a vedere.