In forse la sopravvivenza delle citycar da sempre in perdita. Produzione in Cina e SUV fra le possibili soluzioni

A più di vent’anni dalla nascita il marchio smart è giunto ad un bivio che deciderà delle sue sorti. Dopo anni di perdite e vendite in calo il gruppo Daimler si trova di fronte alla scelta: presentare una quarta generazione della piccola smart con sola alimentazione elettrica o interrompere la produzione ponendo fine alla storia del marchio.

Daimler dovrebbe prendere questa importante decisione già entro la fine del 2019, stando almeno a quanto riferiscono le fonti interne citate da Automotive News Europe e dal quotidiano tedesco Handelsblatt.

Il nuovo ad è pronto a tagliare

La smart si trova al centro di una serie di cambiamenti epocali all’interno del gruppo Daimler, non ultimo l’addio di Dieter Zetsche (sostenitore di smart) a capo del colosso tedesco dell’auto e l’arrivo del suo successore, Ola Kallenius, che le stesse fonti dicono pronto a “uccidere il brand smart, se necessario”.

A favore di una sopravvivenza di smart c’è invece la nuova responsabile del brand Katrin Adt che ha preso il posto di Anette Winkler e che con il sostegno del management Daimler ha spinto verso la totale elettrificazione di smart.

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Gli obiettivi mancati

A remare contro un futuro radioso di smart ci sono invece i numeri, quegli utili che non sono mai arrivati e che invece si sono da sempre tradotti in perdite variabili fra i 500 e i 700 milioni di euro, stando ai dati della società di consulenza Evercore ISI Research. Anche i numeri di vendita di smart non sono mai decollati e nel 2018 sono scesi del 4.6% a quota 128.802 immatricolazioni in tutto il mondo.

L’obiettivo annuale delle 200.000 smart vendute globalmente non è stato mai raggiunto e al massimo ha toccato le 150.000 unità nel 2004. Lo stesso Handelsblatt ricorda come invece un altro marchio produttore di auto piccole e compatte come MINI ha venduto lo scorso anno 362.000 vetture.

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Guadagni difficili sulle piccole

Uno dei problemi più difficili da risolvere è proprio la difficoltà di rendere redditizia la produzione di citycar e utilitarie, questione affrontata anche da molti altri costruttori in tutto il mondo. La svolta elettrica potrebbe aggravare ulteriormente la situazione, con guadagni ancora più ridotti e la necessità di tagliare il numero di lavoratori.

Non meno cruciale è poi il tema della collaborazione con Renault che porta al momento alla produzione di Twingo e smart forfour nella stessa fabbrica slovena di Novo Mesto, oltre alla fornitura della meccanica elettrica di smart EQ. Le voci raccolte da Handelsblatt parlano di un “accordo senza futuro” che potrebbe interrompersi a breve.

Nuova vita in Cina

Per garantire la sopravvivenza del marchio smart (qui la sua storia) dovrebbe invece concretizzarsi un accordo con un produttore cinese per garantire migliori economie di scala e mercati di vendita ben più ampi di quelli europei e americani. Insomma, “il futuro di smart è in Cina”, come conferma un responsabile Daimler citato dal quotidiano tedesco.

La produzione della smart dovrà quindi abbandonare lo storico stabilimento francese di Hambach e spostarsi in Cina, magari in una joint venture col colosso BAIC o con Geely. Un’altra necessità impellente è anche quella di allargare la gamma smart, includendo la classica due posti fortwo, ma anche un nuovo SUV compatto.

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