Nuovi limiti europei dal 2020, multe per chi li supera e strategie di elettrificazione per affrontare il cambiamento

Dal prossimo anno si fa sul serio: nel 2020 scatta infatti il limite, stabilito nel 2014 dal Parlamento Europeo, che ha fissato in 95 g/km il valore medio per le emissioni di CO2 di tutte le nuove vetture vendute da ciascun costruttore sul territorio dell’Unione.

Cosa significa? Che tutte le nuove auto vendute da ciascuna Casa dovranno avere, complessivamente, un media di emissioni inferiore a quel valore.

Altrimenti?

Per chi non avrà raggiunto l’obiettivo entro il 2021 sono previste sanzioni pecuniarie piuttosto salate: ogni costruttore pagherà infatti una multa di 95 euro per ogni grammo di CO2 “di troppo” che andrà moltiplicato per il numero delle auto vendute. Com'è facile immaginare, si tratta di cifre decisamente elevate.

Vale per tutte le auto?

Per i primi anni sono previste piccole agevolazioni: nel 2020 saranno infatti prese in considerazione soltanto il 95% delle vetture immatricolate e dunque sarà “graziato” un 5% composte da quelle più inquinanti. Un aiuto parziale perché come sappiamo, il grosso dei volumi di ogni costruttore si ottiene con vetture più piccole e sono quelle a dover “fare media”.

Emisisioni CO2, omologazioni WLTP e auto elettriche

Inoltre, sempre nel 2020, le auto con emissioni inferiori a 50 g/km (in pratica le ibride plug-in e le elettriche) verranno conteggiate per due, abbassando ancora la media, mentre dal 2021 il loro “peso” nel calcolo finale si ridurrà ad 1,67, ne 2022 a 1,33 e infine, dal 2023, torneranno a contare soltanto per una.

A che punto siamo?

Malgrado i limiti siano stati stabiliti cinque anni fa, il mercato dell’auto non sembra essere sulla buona strada: secondo le analisi degli specialisti JATO Dynamics, nel 2018 le emissioni media delle vetture nuove vendute nei primi 23 mercati europei ha superato quota 120 g/km mentre l’anno prima, secondo l’agenzia europea per l’ambiente, il valore finale era stato di 118,5 g/km.

Emissioni CO2, nuovi limiti Ue e situazione Costruttori. Le tabelle Jato Dynamics

Dunque, nonostante l’aumento dell’offerta di veicoli ibridi ed elettrici e l’annuncio di livelli di efficienza sempre maggiori per i motori tradizionali, le emissioni aumentano.

Perché la CO2 è in aumento?

Il contraddittorio crescere delle emissioni si deve a diverse cause: in primis, la diffusone delle elettriche pure, le uniche in grado di ridurre davvero la media, stenta a decollare in alcuni dei mercati più importanti (tra cui l’Italia) a causa dei limiti ancora vincolanti di autonomia e della diffusione ancora insufficiente di strutture di ricarica, oltre che per via di prezzi superiori rispetto ai modelli tradizionali.

Ma non è tutto: molte case hanno puntato su suv e crossover, che in molti segmenti (anche quelli inferiori) stanno sostituendo le classiche berline ma che per la loro “fisionomia” sono meno efficienti sotto l’aspetto aerodinamico oltre che mediamente più potenti. Dunque, hanno emissioni maggiori.

Emissioni CO2, nuovi limiti Ue e situazione Costruttori. Le tabelle Jato Dynamics

Inoltre, secondo alcuni analisti c’è l’effetto collaterale della demonizzazione del Diesel che ha spinto molti automobilisti ad abbandonare il gasolio in favore della benzina, che però ha un rapporto consumo/percorrenza meno favorevole e quindi, fatica di più a contenere le emissioni rispetto ai migliori turbodiesel. Inoltre, la ripresa di alcuni mercato ha nuovamente fatto salire il livello medio degli acquisti, ossia quelli di auto di categoria o segmento superiori.

Chi pagherà le multe?

Sempre stando all’analisi della Jato, se i limiti fissati per il 2020 entrassero in vigore già oggi pochissime Case potrebbero riuscire a rimanere al di sotto: tra queste, le più avvantaggiate sono quelle che hanno adottato massicci piani di efficientamento della loro gamma o iniziato da più tempo a elettrificarla, come Volvo, Toyota ma anche l’alleanza Nissan-Renault, mentre altri come PSA potrebbero farcela sul filo di lana.

Emissioni CO2, nuovi limiti Ue e situazione Costruttori. Le tabelle Jato Dynamics

Quali sarebbero gli effetti delle sanzioni?

Per le Case, lo scenario è pesante: come emerge dai grafici, si calcola infatti che l’ammontare delle sanzioni supererebbe complessivamente i 34 miliardi di euro e arriverebbe in molti casi ad assorbire anche la metà dei profitti dell’ultimo anno.

Evidenza che si fa più pesante per le Case che hanno nei mercati europei la loro piazza principale, mentre altri come la stessa Toyota, per cui l’Europa rappresenta meno del 10% del volume mondiale, il rapporto tra il costo di eventuali sanzioni e il sacrificio in termini di guadagni sarebbe senz’altro più accettabile.

Cosa faranno le Case?

In primis, accelerare i processi di elettrificazione anche se con i tempi prospettati sarà difficile raggiungere una diffusione adeguata di modelli a zero emissioni in così poco tempo. Persino chi, come Volkswagen, ha annunciato una massiccia serie di lanci di qui al 2025, di fatto deve ancora iniziare a introdurre le prime vetture elettriche.

Emisisioni CO2, omologazioni WLTP e auto elettriche

Chi si è mosso tardi ha due possibilità: mettere a preventivo il pagamento delle salatissime sanzioni, che rischiano però di compromettere gli investimenti nel breve termine, o trovare qualche escamotage. Come ha fatto, secondo quanto riporta il Financial Times, FCA attraverso la creazione di un pool con Tesla alla quale verserà alcune centinaia di milioni di euro per poter acquisire una sorta di “credito” di emissioni dalla gamma completamente elettrica del marchio californiano.

Un po’ come fanno da anni i paesi più industrializzati, che comprano “quote di aria pulita” da quelli meno sviluppati per soddisfare gli standard del Protocollo di Kyoto. Conviene? Sì, considerando che con i livelli attuali, il solo marchio Fiat pagherebbe una multa pari a tre miliardi di euro.

Cosa devono aspettarsi gli automobilisti?

Avere le auto elettriche in listino non basta, bisogna venderle: quindi, le Case dovranno sforzarsi di rendere le loro nuove vetture fruibili e appetibili per l’acquirente. Non è infatti pensabile caricare sugli automobilisti l’onere di abbassare la media delle emissioni obbligandoli a fare lo sforzo di acquistare auto più care come di fatto sono ibride ed elettriche.

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Ancora secondo le analisi, l’impegno non potrà essere diviso equamente ma toccherà alle Case accollarsi almeno il 75% dello sforzo economico, accontentandosi di guadagnare meno sui singoli modelli ma mantenendo i prezzi più abbordabili. Ma c’è da aspettarsi anche che i programmi di rinnovamento dell’offerta vengano stravolti, accelerando l’uscita di scena dei modelli più difficili da aggiornare anche se magari sono proprio quelli che al momento vendono e rendono di più. Anche perché la corsa al ribasso dei CO2 non è certo finita.

Cosa succederà dopo?

Poche settimane fa, il parlamento Europeo ha votato i successivi limiti, fissando in 80 g/km la media da rispettare dal 2025 e in 59 g/km quella in vigore dal 2030. Si tratta di un ulteriore 40% rispetto al già difficile obiettivo 2020, dunque, la revisione delle strategie, già difficile oggi, dovrà puntare ad un processo di miglioramento ancor più rapido e massiccio su medio termine perché anche i prossimi step sono praticamente dietro l’angolo.

Fotogallery: Emisisioni CO2, omologazioni WLTP e auto elettriche