Gli operatori fanno fronte comune e chiedono interventi mirati per sostenere il settore e le vendite

Le auto di domani sappiamo tutti come saranno, perché difficilmente guideremo vetture prive del motore elettrico e di complessi aiuti alla guida. Pensando sempre al domani, però, si rischia di sottovalutare il presente e dimenticarsi di quanto va fatto oggi per sostenere il comparto delle auto.

E’ per questo che dalla conferenza stampa “Mobilità sostenibile: quali scelte nella transizione” è arrivato un monito a stare sull’attenti, perché il mondo dell’auto non può permettersi di guardare troppo al futuro, perché deve affrontare in questi anni di “transizione” sfide assai difficili che hanno bisogno della cooperazione di tutti gli operatori. Non per altro alla conferenza erano presenti i numeri uno dell’Anfia, l’associazione nazionale della filiera automobilistica; della Federauto, la federazione dei concessionari; e dell’Unrae, che rappresenta i produttori.

Le autorità non devono lasciar soli i produttori

Il capo dell’Anfia, Paolo Scudieri, ha sottolineato ad esempio che le case automobilistiche hanno obblighi molto severi per quanto riguarda il taglio delle emissioni inquinanti, perché in Europa i produttori dovranno raggiungere nel 2021 una media di 95 g/km di anidride carbonica fra tutti i modelli a listino (era di 130 g/km nel 2015), pena multe miliardarie.

Per riuscire in questo intento i produttori dovranno essere aiutati dalle autorità, che non possono lasciar sole le case automobilistiche dopo averle imposto target decisamente ambiziosi. Scudieri infatti auspica modifiche al regime fiscale sulle spese di ricerca e sviluppo e incentivi per l’aggregazione fra operatori, che unendosi potrebbero dar origine a realtà più solide in grado di affrontare meglio la concorrenza e gli alti costi.

Fiscalità e infrastrutture per le auto a gas

Anche il numero uno di Federauto ha parlato di interventi per la fiscalità, in modo da incentivare l’acquisto di auto e veicoli per il lavoro da parte delle imprese. “Nel nostro Paese è possibile dedurre dal reddito imponibile solo il 20% del prezzo pagato per le auto utilizzate da imprese e professionisti – le parole di Adolfo De Stefani Cosentino –, mentre nei principali Paesi europei le aliquote arrivano al 100%”. Lo stesso vale per la detrazione dell’iva. De Stefani Cosentino si augura perciò un intervento in questa direzione, perché la fiscalità in Italia non può essere così svantaggiosa rispetto all’Europa.

Michele Crisci, numero uno dell’Unrae, è andato oltre e ha presentato alle autorità una lista di suggerimenti per favorire il ricambio fra auto usate e nuove, considerando che l’età media delle vetture circolanti in Italia è fra le più alte in Europa (circa 11 anni): ciò è negativo in termini di sicurezza e inquinamento. Crisci propone di investire sulle infrastrutture per le auto a gas, concedere vantaggi fiscali a chi rottama un’auto targata prima del 2006 e creare una cabina di regia fra le istituzioni specifica per il mondo delle auto, alla luce del peso che ha questo settore per l’economia italiana (vale l’11% del pil).