L'Eliseo chiede garanzie sull'occupazione, mentre a Roma solo Salvini si è espresso. Intanto Renault incontra Nissan, Elkann rassicura Tokyo e in Borsa i titoli si stanno consolidando in attesa di nuovi sviluppi

La notizia della possibile fusione tra FCA e Renault continua ad attirare l'attenzione della politica e dei mercati internazionali. I possibili risvolti di un simile accordo sarebbero infatti molti e mentre si attendono nuovi colpi di scena i dirigenti di Renault sono volati a Tokyo per parlare dell'operazione con il partner giapponese Nissan. Nel frattempo, il presidente di FCA, John Elkann, ha rassicurato Tokyo e i mercati stanno premiando l'ipotesi. Stando al Financial Times, "se l’operazione avrà successo, sarà un trionfo per Elkann.

Marchionne sarebbe orgoglioso"

dell'accordo. I più preoccupati invece sono i lavoratori, soprattutto in Italia, dove si temono pesanti ricadute per le fabbriche viste le numerose sovrapposizioni di modelli che potrebbero indurre la nuova società a privilegiare le fabbriche estere, ma questo aspetto lo approfondiremo a parte. Per ora ci limitiamo a ricordare che il risparmio garantito dalla condivisione di tecnologie e piattaforme consentirebbe ad esempio la rinascita di modelli altrimenti non sostenibili come la Fiat Punto.

Fiat Punto Renault Clio

C'è attesa sulla risposta di Renault e Nissan

Dopo la riunione del consiglio operativo che si è tenuta presso il quartier generale della Nissan a Yokohama, un sobborgo di Tokyo, l'amministratore delegato giapponese, Hiroto Saikawa, ha ammesso che l'operazione potrebbe presentare delle "opportunità". Il costruttore, che si è riservato di valutare più da vicino l'intesa e soprattutto "dal punto di vista di Nissan", ha comunque dichiarato che non si opporrà all'accordo.

Nel frattempo, sia il CEO di FCA, Mike Manley, che il presidente, John Elkann, hanno assicurato che la fusione porterebbe benefici anche ai partner Mitsubishi e Nissan. E c'è chi già sui giornali ipotizza che il CEO di FCA-Renault potrebbe essere Thierry Bollorè, che da gennaio guida Renault, mentre sia Manley che Elkann non dovrebbero ricoprire ruoli di spicco.

Cosa dicono i governi di Italia e Francia

Lo Stato francese, che è azionista di Renault con una quota del 15%, continua a seguire con molta attenzione le vicende del Gruppo. Il Governo, che per esempio era intervenuto di recente nella vicenda dell'arresto di Ghosn prendendo le distanze, ha dichiarato che manterrà il 7,5% della nuova società che nascerebbe dalla fusione tra FCA e Renault. "Lo Stato non chiederà posti in consiglio di amministrazione", ha promesso il ministro delle finanze, Bruno Le Maire, ma vigilerà sugli interessi nazionali e già chiede che l'accordo rispetti "occupazione, governance, alleanza coi giapponesi e produzione di batterie".

In Italia, dove lo Stato non è azionista di FCA, c'è sempre stato un forte legame con il Gruppo, che oggi impiega circa 60 mila persone (nel 2000 erano 112mila). Tuttavia, finora il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il vicepremier, Luigi Di Maio, non hanno rilasciato dichiarazioni. Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, si è espresso con un parere positivo ("brillante operazione") e si augura che "la trattativa vada a buon fine".

La reazione delle Borse

Per tutta la settimana, da quando è stato dato l'annuncio della possibile fusione, i titoli di FCA e Renault sono stati premiati in Borsa crescendo a doppia cifra. Poi il normale consolidamento in attesa di nuovi sviluppi e se oggi FCA sta scivolando un po' risentendo della debolezza complessiva del mercato italiano, il titolo francese è stabile.

Riguardo invece al nuovo gruppo che potrebbe nascere dalla fusione, ricordiamo che sarebbe detenuto al 50% dagli azionisti di FCA e al 50% da quelli del Gruppo Renault, fondendosi sotto una capogruppo olandese quotata a Piazza Affari, a Parigi (Euronext) e a Wall Street (New York Stock Exchange).