Le premesse per un gigante dell'auto c'erano tutte, ma la politica (e non solo lei) pesa sulla strategia industriale

Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Mai vecchio detto fu più adatto alla situazione. Sembrava già fatta la fusione tra Renault e FCA ma qualcosa non ha funzionato. Il Governo francese, azionista di Renault, ha chiesto più tempo che non è stato concesso. La stampa specializzata scrive: "E' chiaro che le condizioni politiche in Francia non permettono attualmente di procedere". Ma cosa c’è dietro questa decisione? Almeno tre i punti a cui si può ricondurre, a caldo, il divorzio di un Matrimonio mai consumato.

1. I venti del nazionalismo soffiano ovunque

Abbiamo scritto fin dall’inizio che in questa operazione sarebbe stato molto difficile capire a chi sarebbe andata la leadership. Si sarebbe trattato di un vero e proprio “intrigo” internazionale con ben quattro stati coinvolti, dove uno sarebbero stato azionista della futura società (Francia). Ma il mondo sta passando dalla globalizzazione al nazionalismo più feroce e i risultati delle recenti elezioni europee lo confermano, anche in Francia dove si rafforzata la posizione della Le Pen.

La fusione Renault-FCA sarebbe “globale”, in netta antitesi rispetto a quello che sta succedendo nel mondo. Il Governo francese voleva il quartier generale a Parigi e perché mai avrebbero dovuto accettare gli americani e gli italiani? Ma naturalmente non è solo una questione di location, ci sono in gioco equilibri politici internazionali ben più grandi, oltre alle nomine nelle posizioni di rilievo.

2. La questione dell'occupazione

Fin dall’inizio FCA aveva scritto che non ci sarebbero state chiusure di fabbriche né posti di lavoro persi. Chi si occupa di queste operazioni sa bene che si tratta di una promessa assolutamente non realizzabile. Probabilmente il Governo francese, in un momento così delicato, in cui i gilet gialli e il populismo la sta facendo da padrone, ha chiesto garanzie molto forti su questo aspetto, che non sono state potute dare.

Questo è un problema più legato all’Europa perché overlap di impianti e di risorse sono più presenti in questo lato dell’Oceano e i francesi non sono nelle condizioni, adesso, di poter accettare altre tensioni con sindacati e altre forze. Certo in Italia la situazione non è molto diversa, ma il Governo si è fidato delle rassicurazioni iniziali. Del resto lo Stato italiano non sarebbe stato azionista.

3. Tempismo mancato

Quest'operazione avrebbe creato un precedente non da poco, che avrebbe potuto aprire la strada ad operazioni anche in altri settori (come quello bancario), ma probabilmente è sbagliato il momento storico. Too late.

Previsioni all'orizzonte

Non sappiamo cosa ci sia davvero dietro e forse non lo sapremo mai, certo è che, al momento, sembra che questa fusione non ci sarà. Magari è solo rimandata. Intanto il tempo passa e altri riescono a fare accordi internazionali. L’hanno appena fatto tedeschi e indiani con BMW e Jaguar Land Rover che hanno battezzato la loro collaborazione per l'elettrico.

Perché questa sembra la strada ineluttabile per il settore automotive: fare partnership per superare le difficoltà legate sicuramente al calo della domanda ma anche ad aumento dei costi e diminuzioni dei margini principalmente derivanti dalle nuove legislazioni. Del resto, almeno nel caso Renault-FCA il Governo francese ha fatto la legge (dal 2030 nella capitale circoleranno solo auto elettriche e le diesel saranno bandite), ma non ha visto nella fusione la soluzione. Riprova, sarai più fortunato.