Gli analisti credono che presto si potrebbero aprire nuovi scenari. Intanto la politica italiana si scatena: il vicepremier Di Maio difende il silenzio di governo e l'opposizione attacca

Nuove alleanze sono all'orizzonte. Le trattative per la fusione con Renault si sono fermate, con il "rammarico" della casa francese dopo il ritiro della proposta, ma è molto probabile che FCA continui a cercare alleati; secondo gli analisti finanziari (Equita Sim), Hyundai e General Motors restano sullo sfondo.

Intanto, dopo giorni di silenzio in cui solo il Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aveva commentato la possibile fusione tra FCA e Renault, le dichiarazioni politiche sulla vicenda si susseguono a cascata.

La profezia di Marchionne

Sono passati 11 anni da quando Sergio Marchionne, al tempo numero uno del Gruppo Fiat, aveva detto: "Solo 6 gruppi resteranno a galla". "Non posso continuare a lavorare sulle auto da solo perché ho bisogno di una macchina molto più grande che mi aiuti - disse -. Ho bisogno di una macchina condivisa". Secondo lui l'industria dell'auto doveva riconoscere "che la festa è finita. Non tutti gli attuali protagonisti del settore ce la faranno a sopravvivere". Da qui l'inizio delle alleanze.

Prima, nel 2012, si parlava di un possibile accordo tra il gruppo Fiat e Peugeot-Citroen, poi, nel 2014, Fiat S.p.A. acquisì la totalità del pacchetto azionario di Chrysler Group e nello stesso anno ci fu lo scorporo di Ferrari N.V. (che dal 2016 è direttamente controllata dalla Exor, già azionista di maggioranza di FCA). Marchionne non si fermò e già l'anno successivo corteggiava General Motors. Mary Barra respinse l'offerta e nel 2017 cedette Opel ai francesi di PSA. Tuttavia gli analisti vedono oggi un possibile ritorno in Europa con l'alleato FCA.

Dal 25 luglio 2018 Sergio Marchionne non c'è più. L'inglese Michael Manley ha preso il suo posto e nel 2019 gli accordi si susseguono uno dopo l'altro: Volkswagen con Ford, per nuovi prodotti e tecnologia; Daimler con BMW, per la guida autonoma, e BMW con Jaguar Land Rover, per le auto elettriche... In questo scenario il gioco delle alleanze è destinato a proseguire anche per FCA che nel frattempo si è avvicinata a Tesla, per rispettare il limite delle emissioni, e a Google, con i taxi robot. Adesso, archiviata la pagina europea, potrebbe cercare un partner industriale in Asia. Più in Corea del Sud, però, che in Cina. Nel 2017 sia Geely che Great Wall negavano di guardare ad FCA con interesse, ma le cose potrebbero cambiare.

La politica deve farsi da parte, o no?

Il gioco delle alleanze tra le case auto è materia economica, industriale e non politica. Il vicepremier, Luigi Di Maio, la pensa così. "L’interventismo" dello Stato francese, secondo lui, "ha provocato il fallimento dell’operazione" FCA-Renault; sebbene lo Stato detenga il 15% di Renault, la politica si sarebbe dovuta mettere da parte. Ma non tutti sono d'accordo.

In queste ore le critiche da parte dell'opposizione si susseguono. Carlo Calenda del Pd, ex titolare dello stesso dicastero di Di Maio, parla di "assenza di politica industriale" da parte dell'esecutivo. Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa, accusa il governo di "indifferenza, emblema di un Paese senza guida". Nicola Fraoianni, Sinistra Italiana, è lapidario: su FCA-Renault "il governo italiano non è pervenuto".