Secondo una ricerca dell’ACEA, il maggior freno alla diffusione delle auto “ricaricabili” rimane il prezzo, o meglio la scarsa accessibilità. E tra i paesi con il rapporto più negativo tra reddito pro capite e diffusione delle EV ci sono anche Italia e Spagna

Che il tanto auspicato boom delle auto elettriche tardi a verificarsi, soprattutto in alcuni Paesi tra cui anche l’Italia, è un dato di fatto. Tra le motivazioni restano senz’altro valide quelle legate all’offerta ancora limitata, malgrado le molte novità in arrivo, alle preoccupazioni sull’autonomia, a tempi e opportunità di ricarica, facendo preferire i vecchi pratici e rassicuranti carburanti tradizionali.

Ma c’è anche un elemento puramente economico ossia il prezzo delle auto elettriche, tuttora molto più costose a parità di segmento delle tradizionali, un problema a cui anche gli incentivi delle Case, le agevolazioni e gli ecobonus rimediano solo in parte.

Meno soldi, meno EV

Secondo una recente analisi dell’ACEA, l’associazione europea dei costruttori di automobili, c’è una stretta correlazione tra il reddito medio e la diffusione delle vetture definite ECV (Electrically Chargeable Vehicle, ossia veicoli ricaricabili elettricamente).

I dati riferiti al 2018 mostrano infatti come i paesi con un reddito pro capite inferiore a 29.000 euro l’anno, tra cui rientrano anche Italia e Spagna (due dei mercati di riferimento dell’UE) insieme ad altri quali Grecia, Bulgaria, Lituania e Slovacchia, la quota di mercato delle EV sia rimasta inferiore all’1%, con un picco negativo in Polonia dove le elettriche sono appena lo 0,2% del mercato.

Viceversa, quelli in cui si guadagna di più come Paesi Basi, Svezia e Finlandia (sopra i 42.000 euro di PIL pro capite) hanno già raggiunto una penetrazione di elettriche anche superiore al 3,5%.

Tabella ricerca dell’ACEA

Il mercato non decolla

In effetti, malgrado le vendite di elettriche in Italia siano quasi raddoppiate negli ultimi mesi rispetto al 2018, la loro quota a maggio era ancora ferma allo 0,6% mentre nel complesso del primo quadrimestre hanno raggiunto appena lo 0,4% mentre in Europa sempre ACEA ricorda che nel 2018 soltanto il 2% di tutte le vetture vendute erano elettriche.

Il dato solleva perplessità specialmente in relazione ai nuovi limiti sulle emissioni di CO2 recentemente stabiliti dal Parlamento Europeo per il prossimo decennio (con step cruciali nel 2021, 2025 e 2030) in cui i modelli a “zero emissioni” giocheranno un ruolo fondamentale ma sulla cui ipotesi di diffusione la stessa ACEA ha più volte avanzato dubbi.

Prezzi alti? Colpa (anche) delle batterie

Dunque, la svolta elettrica necessita di sostegno, inteso sia come infrastrutture sia come iniziative di agevolazione all’acquisto perché, nonostante le buone intenzioni, la verità è che le elettriche continua ad essere costose. Lo ha dimostrato la recente presentazione della Volkswagen ID.3, l’auto della svolta per il costruttore tedesco, paragonata alla Golf per il ruolo che è destinata a ricoprire ma che almeno per ora annuncia prezzi assai meno “popolari”, compresi tra poco meno di 30mila e circa 40mila euro.

Le ragioni sono complesse: intanto occorre tempo per ammortizzare una massiccia operazione di riconversione degli impianti e delle logiche produttive. In secondo luogo, la produzione dei componenti più costosi, ovvero le batterie, è al momento affidata ad un gruppo relativamente esiguo di aziende per lo più orientali e almeno per ora non sembra dover sviluppare un’economia di scala sufficiente ad abbattere i prezzi, che scenderanno nei prossimi anni ma non ancora in modo sufficiente ad allineare i prezzi delle EV a quelli della altre auto.

Non per niente in Europa, e in particolare tra Germania e Francia, si preparano alleanze finalizzate proprio alla creazione di un polo per la produzione di batterie che contrasti l’egemonia asiatica offrendo condizioni più favorevoli all’industria e a cascata, agli utenti finali.