La revoca unilaterale è legittima, ha concluso la commissione creata dal Ministero delle Infrastrutture, ma Autostrade può farsi valere in giudizio

C’è un nuovo capitolo nella disputa fra il Governo e Autostrade per l’Italia, la società che gestisce il maggior numero di chilometri di rete autostradale in Italia, compreso il tratto della A7 nel quale rientrava il ponte Morandi di Genova (recentemente abbattuto).

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ottenuto la relazione conclusiva dalla commissione creata per valutare un'eventuale revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, che secondo il Ministro Danilo Toninelli sarebbe colpevole di gravi inadempienze nella manutenzione del ponte. Da qui l’intenzione di privarla della concessione.

Revoca legittima, ma Autostrade può rivalersi

Il problema è che il Ministero non può rescindere senza conseguenze i contratti regolarmente firmati, come si legge nella relazione della commissione tecnica istituita dal Ministro lo scorso 29 marzo. Secondo quanto riporta La Repubblica, infatti, nella relazione è scritto che “la revoca unilaterale della concessione ad Autostrade è legittima e non comporta il pagamento del risarcimento previsto dalle clausole che sanzionano la chiusura anticipata del contratto, che sarebbero nulle a causa del ‘grave inadempimento’ del concessionario”.

Questo però non significa che Autostrade per l’Italia non possa “far valere in giudizio queste cause e ottenere il risarcimento stabilito”.

Il Governo prende tempo?

Il Governo insomma può revocare la concessione ad Autostrade e non pagare penali in caso di risoluzione dell'accordo, ma dev’essere pronto a mettere mano al portafogli e offrire un’adeguata compensazione alla società in caso perda la battaglia in tribunale, perché è scontato che Autostrade non accetti di perdere a zero qualcosa per cui aveva lautamente pagato. A maggior ragione considerando che devono ancora essere accertate le responsabilità per il crollo del ponte.

Alla luce di queste osservazioni, però, la revoca non va considerata scontata, scrive La Repubblica, perché il Governo non intende muoversi rapidamente e non sembra aver ricevuto il via libera dalla Lega, che non ha ancora assunto una posizione ufficiale sull’argomento.