Quotazioni in borsa, mancate alleanze, fusioni, la Fiat 500 elettrica e l'addio di altri famosi CEO. Restano ancora i dubbi sul futuro di Maserati e Alfa Romeo

Il maglioncino blu era la sua divisa, ma l’ultima volta che ha parlato con gli analisti aveva indossato una cravatta. Era il primo giugno 2018 e Sergio Marchionne festeggiava l’azzeramento del debito industriale del gruppo FCA, ma anche la creazione di liquidità per un’azienda che da tanti anni non vantava questi risultati.

Le profezie di Marchionne, cosa si è avverato e cosa no

Sono passati dodici mesi dalla sua scomparsa e in questo anno il mondo dell’auto è stato caratterizzato da scandali legali, accordi, cessioni, ma anche mancate alleanze e fusioni, colpi di scena e nuove quotazioni. Su tutto questo soffia il vento del rallentamento del settore e delle nuove normative, con regole sempre più severe sulle emissioni.

Sergio Marchionne

Un settore in fermento e in movimento ma non nel senso che forse si aspettava Marchionne. Nel settembre del 2008 il manager canadese aveva previsto che, nel giro di un paio di anni, sarebbero rimaste solo cinque o sei protagonisti indipendenti: un costruttore americano, uno tedesco, uno europeo-giapponese con importante presenza in America, uno giapponese, uno cinese e un altro potenziale europeo.

Sergio Marchionne

Questa è probabilmente la sua profezia più disattesa. La stagione degli M&A nell’automotive non è mai iniziata davvero e ancora non si vede la creazione di quei giganti “Too big to fail” che ricordano le banche e la crisi finanziaria scoppiata nel 2008. Nell’ultimo anno non ci sono state fusioni ma grandi accordi, che prevedono collaborazioni per lo sviluppo di elettrificazione e guida autonoma, come quello tra Ford e Volkswagen e di servizi legati ai nuovi modelli di mobilità come quello tra BMW e Daimler.

Ma per una profezia che non si è avverata, o comunque non ancora, ce n’è un’altra che invece si sta materializzando. Marchionne disse che i costruttori tradizionali avevano al massimo dieci anni per reinventarsi e affrontare la sfida anche dei nuovi attori del business automotive, come Tesla e Google. Ebbene se reinventarsi significa, per i vecchi OEM, anche stringere alleanze, ecco che i nuovi attori stanno via via diventando sempre più importanti e ingombranti.

Sergio Marchionne

Ad esempio Lyft e Uber sono stati protagonisti di IPO da record in Borsa, con la prima che, dalla quotazione perde circa il 20% e la seconda che invece è più o meno invariata. Nel corso di quest’anno c’è stata anche la quotazione di Aston Martin, ma ai manager di Gaydon non è riuscito il colpo da maestro che abbiamo visto con Ferrari.

Le azioni della macchina di James Bond valgono circa la metà rispetto al prezzo della quotazione, le azioni di Maranello fanno registrare il +250% dalla quotazione. Marchionne era un artista e, nonostante la cravatta, il suo maglioncino blu era la sua divisa.

La svolta elettrica del mondo, con FCA in ritardo

Fiat 500 elettrica, tutto quello che sappiamo di lei aspettando il 2020

Nel piano industriale presentato a giugno dell’anno scorso Marchionne aveva parlato di elettrificazione, anche se in ritardo rispetto a molti concorrenti e comunque in modo meno incisivo. Questo è il trend di fondo di tutto il settore, che ha tenuto banco anche nell’ultimo anno e sembra destinato ad avere questo ruolo anche nel futuro. Con tutte le conseguenze che comporta, sia per i consumatori che per le aziende.

I primi hanno un’offerta che è sempre più condizionata dalla carenza di auto diesel ma sempre più ibride ed elettriche, che però costano ancora parecchio e continuano a portarsi dietro vecchi problemi legati all’autonomia, alla carenza delle infrastrutture e alla gestione e smaltimento delle batterie.

I secondi che hanno bilanci sempre più influenzati dai vincoli europei e dalle leggi nazionali, dalle multe, dalle nuove omologazioni e dagli ingenti investimenti necessari per le alimentazioni alternative. Ma intanto in casa FCA è partita la svolta green con Jeep e i suoi nuovi motori ibridi ed elettrici, la nuova Fiat 500 BEV e la Fiat Panda mild hybrid.

La guerra commerciale USA-Cina, Marchionne come avrebbe reagito?

Sergio Marchionne

L’elettrificazione imperante non è però l’unica spada di Damocle degli ultimi dodici mesi che aleggia sull’automotive. La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è infatti l’altra minaccia costante che sta condizionando un settore già in calo a livello globale, dopo il picco del 2017.

L’incertezza dovuta al protrarsi della diatriba sui dazi e all’esito finale di questo conflitto, sia con la Cina che con l’Europa, non aiuta il settore che, dalla scomparsa di Marchionne, ha perso in Europa circa il 15% in Borsa, mentre in America è più o meno invariato, nonostante gli indici americani stiano macinando nuovi massimi storici.

Anche se i bilanci di FCA dipendono sempre più dall’America e la produzione sia largamente realizzata da quel lato dell’Oceano, sarebbe stato interessante vedere come Marchionne si sarebbe mosso in questo panorama e con quale maestria avrebbe pennellato il suo quadro, lui che diceva di non amare la politica ma che era riuscito a prendersi Chrysler in bancarotta e far risorgere un’azienda, Fiat, come una Fenice.

La fine di un’era nel settore, dinosauri in fuga

Carlos Ghosn

Un piano magistrale studiato nei minimi particolari, quello che non è riuscito a Ghosn con i giapponesi di Nissan. Questo, forse, l’evento più dirompente del settore degli ultimi dodici mesi, dopo la morte di Marchionne: le manette ai polsi del manager brasiliano. Dopo vent’anni, l’alleanza tra Renault e Nissan sembra essere arrivata al redde rationem e Ghosn è stato l’agnello sacrificale.

E’ la fine di un era che comunque miete altre vittime illustri, anche se per motivi diversi. Dieter Zetsche, CEO di Daimler va in pensione e lascia lo scettro a Ola Kaellenius che non è un ingegnere e arriva dalla divisone finanza. Tra i primi punti della sua strategia: taglio dei costi e nuova politica di alleanze. Cambio al vertice anche di BMW dove Oliver Zipse prende il posto di Harald Kruger, probabilmente costretto a questa decisione a causa dei deludenti risultati finanziari.

Gli ultimi 12 mesi di FCA

Maserati Alfieri Concept

Di tutti questi cambiamenti ai vertici del settore, proprio l’assenza di Marchionne e di Ghosn avrebbe potuto essere la condizione ideale per la fusione tra FCA e Renault, ma anche questa si è conclusa con un nulla di fatto e con lo stallo delle relazioni Renault-Nissan. Nel gruppo guidato da Manley invece alcune cose sono andate avanti, come la vendita di Magneti Marelli.

Sembrava che Marchionne avrebbe voluto mantenere il controllo della società, che invece Manley ha venduto ai giapponesi di Calsonic Kansei. E’ stato poi confermato il piano per ibridi ed elettrici, con la sorpresa della Panda mild hybrid e del prolungamento delle vetture diesel oltre il 2022, limite indicato da Marchionne a giugno. Rimane anche il progetto dell’ltalia come polo del lusso anche se Maserati e Alfa Romeo continuano a non portare i risultati sperati.

Cosa aspettarsi per il futuro

Alfa Romeo Tonale

Dal giorno in cui si è saputo della scomparsa di Marchionne il titolo FCA in Borsa ha perso circa il 20% e sono molti gli interrogativi che rimangono per la società. Sarà effettivamente realizzata la Tonale? La Maserati Alfieri che fine ha fatto? E gli altri modelli di Alfa Romeo? I risultati del primo trimestre sono stati deludenti e il prossimo 31 luglio verranno pubblicati quelli al primo semestre.

Intanto Goldman Sachs, che ricomincia a seguire FCA dopo più di un anno con un nuovo analista, le assegna il rating “Sell” giustificato da basse stime di crescita, mancato miglioramento dei numeri nell’area NAFTA e l’affievolirsi delle possibilità di M&A, sia in termini di spin-off che di accordi con altri produttori.

Certo è che tutto il settore è in difficoltà e, ancora una volta, i “salvatori di ultima istanza” saranno le banche centrali, che con i loro interventi possono dare ossigeno ai mercati, specialmente ad un settore così delicato e fragile come l’auto. I giorni cruciali? Questi.

Il 25 luglio non è solo la ricorrenza della morte di Marchionne, ma anche il giorno in cui si riunisce la BCE. E poi il 31 luglio non ci saranno solo i risultati di FCA, ma si riunisce la Federal Reserve. Per il settore auto è il momento di invocare tutti i Santi in Paradiso, Marchionne compreso.

Fotogallery: Sergio Marchionne, 14 anni di FCA