Con le vacanze estive alle porte questa settimana stanno arrivando i risultati del secondo trimestre 2019 di tutti i Gruppi automobilistici che, mai come quest’anno, sono un importante termometro dello stato di salute di un settore alle prese con la più complessa transizione tecnologica della storia.

L’elettrificazione, la guerra dei dazi, i limiti alle emissioni di CO2 e la contrazione di diversi mercati importanti (Cina in primis) minano i conti di molti, con ripercussioni finanziarie importanti ed evoluzioni industriali imprevedibili. Ma ci sono delle eccezioni di peso che testimoniano come la solidità di alcune strategie possa fare la differenza.

Il caso PSA

PSA (il Gruppo di Citroen, DS, Opel e Peugeot) è il “caso scuola” di questa reporting season. Nel primo semestre del 2019 ha riportato margini pari all’8,7% e un FCF (free cash flow, vale a dire flusso di cassa disponibile) molto forte, peccato che costi eccezionali pari a 847 milioni di euro compensino molti dei benefici. Si tratta di un risultato davvero impressionante, specialmente se confrontato con i principali competitor in Europa.

Il margine degli OEM “mass market” (i fornitori) si aggira normalmente intorno al 4-5%, infatti intorno a questi livelli sono quelli di Renault e Volkswagen. Quello dei costruttori premium come Daimler è pari al 5,2%. In pratica Peugeot diventa il benchmark di settore con un numero da costruttore premium.

La gran cassa del Gruppo Volkswagen

Altra storia da segnalare è quella del Gruppo Volkswagen che chiude il primo semestre con un risultato operativo di 9 miliardi (+10,3%) e ricavi per 125,2 miliardi (+4,9%) ma il numero davvero impressionante è che ha generato 6,9 miliardi di euro di FCF nel primo semestre del 2019: quasi il doppio di quello che Daimler e BMW faranno probabilmente insieme in tutto il 2019, come evidenziano gli analisti di Evercore ISI.

Male Daimler

Daimler fa registrare, nel trimestre appena passato, una perdita, imputabile principalmente ai costi relativi al richiamo degli airbag Takata e a quelli per i procedimenti giudiziari in corso per il dieselgate. E’ il Presidente, Ola Kallenius, che sottolinea che i risultati sono stati influenzati soprattutto da voci straordinarie per 4,2 miliardi di euro.

Il trimestre si è chiuso con un rosso di 1,2 miliardi di euro. Erano dieci anni che Daimler non registrava un rosso. Si tratta di un anno difficile per la casa di Stoccarda che ha già abbassato due volte le previsioni per il 2019. E intanto la Cina è sempre più vicina alla Germania con BAIC che acquista il 5% di Daimler, dopo che Geely si era già accaparrata quasi il 10%.

La questione Tesla

Dall’altro lato dell’Oceano,Tesla ha bisogno ancora di tempo per avere i bilanci in nero e fa registrare l’ennesimo trimestre in perdita, ben superiore alle attese del mercato. Ad aggravare la situazione ci sono anche le dimissioni del CTO JB Straubel, annunciate durante la call sui risultati. Nell’ultimo trimestre la società di Elon Musk ha perso 408 milioni di dollari e, nonostante le vendite siano anche andate bene, il mercato non ha gradito: -13,61% il risultato delle azioni nella giornata di ieri.

Ford paga la ristrutturazione

Anche Ford non brilla, con un utile netto del secondo trimestre pari a 148 milioni di dollari, l’86% in meno rispetto a quello fatto registrare nello stesso periodo del 2018 che era pari a 1,1 miliardi di dollari. Principalmente a causa dei costi di ristrutturazione globale, soprattutto in Europa e Sud America.

Renault non brilla

La Losanga sembra tenere con un margine operativo del 5,9%, per un totale di 1.654 milioni di euro, in calo rispetto ai 1.914 registrati nei primi 6 mesi del 2018. Cala anche il fatturato, con 28.050 milioni di euro, pari al -6,4%. In sostanza Renault vede un ririsultato netto a 1.048 milioni di euro, quasi la metà rispetto ai 2.040 milioni del 2018, dovuto alla forte flessione di Nissan, in calo di 826 milioni di euro

Nissan costretta a tagliare posti di lavoro

In Asia i numeri di Nissan sono stati pessimi, con un crollo del 98,5% dell’utile operativo nel primo trimestre 2019 e la comunicazione di un taglio di 12.500 posti di lavoro a livello globale entro il 2022. I dati deludenti sono da attribuire al calo delle vendite (specialmente in Europa), ai costi delle materie prime, alle fluttuazioni dei tassi di cambio e agli investimenti in tecnologia.

Gli altri numeri in arrivo

Mancano all’appello ancora i dati di FCA che saranno pubblicati il 31 luglio, quelli di GM e BMW che verranno resi noti il 1° agosto e quelli di Ferrari che saranno comunicati alla vigilia del prossimo Gran Premio di Budapest, il 2 agosto. Una stagione calda, non solo da un punto di vista climatico.