Nel circuito della storica Fabbrica Blu di Campogalliano siamo saliti a bordo della supercar vissuta tra il 1991 e il 1994

No, non capita spesso di salire a bordo di una Bugatti. Auto da svariati milioni di euro e prodotte in meno di 1.000 pezzi per tutto il mondo (450 per la Veyron e 500 per la sua erede, la Chiron). Auto che definire esclusive è sempre e comunque un eufemismo.

Ma ancora più difficile è ritrovarsi a bordo di una Bugatti anni '90, la mitica EB110 Made Campogalliano, costruita in soli 127 esemplari. Una supercar tanto iconica quanto sfortunata che ha determinato il corso della storia del marchio francese.

A questo modello che per almeno 10 anni è stato solo un modellino 1:18 sulla mia scrivania di giovane appassionato devo tanti dei sogni che ho fatto prima di fare questo lavoro. E oggi se n'è realizzato uno dei più belli: farci un giro, seppur da passeggero, con al volante Loris Bicocchi, l'uomo che l'EB110 l'ha messa a punto su strada e in pista.

Il fischio del poker

L’abitacolo non è quello delle Bugatti che conosciamo (in foto), ma qui non centrano i 25 anni passati dal suo addio alla produzione, ma il fatto che quella che mi ha accolto era una versione preparata per la 24 Ore di Le Mans, su base SS, la EB110 più cattiva con 610 CV e 650 Nm di coppia dell’incandescente V12 quadriturbo dietro di noi.

Un motore esagerato per l’epoca e che anche oggi sa dire la sua, con quei fischi e quei calci nella pancia che fanno pompare ettolitri di adrenalina nelle vene. Un sound (guai a chiamarlo semplicemente “rumore”) che dà l’idea di un caccia al decollo. Sotto di me i sassolini dell’asfalto, lasciato per anni ¼ di secolo in compagnia di alberi e sterpaglie che si riprendevano il loro spazio, dettano un sincopato tempo mentre Loris di fianco a me sorride, con chissà quali ricordi che gli rimbombano nella testa.

Sembra di essere in un remake di Ritorno al Futuro, io un Marty con più barba e Loris un Doc col nobel non in fisica ma in “manico”. Si viaggia nel passato, con emozioni che salgono di giri a ogni curva, a ogni pressione sull’acceleratore, a ogni staccata.

Bugatti EB110, la leggenda

L’amore che trascende il tempo

Pensieri che si riflettono sulle pareti della Fabbrica Blu, casa della EB110 creata dal nulla per volere di Romano Artioli. Qui nacque l’auto che segnava il ritorno di un nome mitico, celebrando i 110 anni della nascita del suo fondatore Ettore.

Qui la EB110 è tornata, su quella pista che l’ha vista muovere i primi passi e poi uscire per conquistare il mondo, o almeno provarci. Il destino gioca brutti scherzi anche alle regine del ballo, ma il fatto che dopo 25 anni il mondo ancora la celebri significa che nel poco tempo a sua disposizione ha dato tutto. Lasciando una traccia indelebile nella storia.

“Una delle auto che ho amato più di tutte. Non credo che mi addormenterò subito questa notte” mi ha confessato Loris mentre il giro intorno alla fabbrica terminava. Non so se sia stato davvero così per lui, ma posso dirvi che quella notte il mio sonno è stato scacciato via dall’aria soffiata da 4 gloriosi turbo.

Fotogallery: Bugatti EB110