Abbiamo intervistato Alejandro Agag, presidente e CEO della Formula E e uomo chiave di Extreme E, che accenderà i motori nel 2021

No, stavolta Greta Thumberg e Leonardo di Caprio non c'entrano. Almeno per il momento. Le tematiche ambientali stanno entrando a piè pari nei vari livelli della nostra società, ed ovviamente il mondo dell'auto non fa eccezione. Se è vero che la scelta di un passaggio totale al full-electric è per certi versi ancora un sogno per la mobilità, è altrettanto vero che qualcosa debba cambiare nei nostri stili di vita, diventati difficilmente sostenibili per il Pianeta.

Lo sport da sempre è megafono e cassa di risonanza di messaggi sociali. Senza andare a scomodare le Olimpiadi di Città del Messico '68 ed i pugni alzati di Tommie Smith e John Carlos, pensiamo più di recente ad Alex Zanardi e Bebe Vio, capaci di veicolare messaggi positivi grazie alle loro discipline. E allora, cosa c'è di meglio di una gara per andare a mostrare lo stato di inquinamento del pianeta in alcune sue aree simbolo?

Un campionato vero

Ecco com'è nata Extreme E. Si tratta di un campionato riconosciuto dalla FIA a tutti gli effetti e che vedrà – a partire da marzo 2021 - 12 team girare per il mondo in cinque luoghi simbolo deturpati dalla mano dell'uomo.

Dal deserto all'Artico della Groenlandia, passando per le isole dell'Oceano disabitate ma invase dalla plastica o alla foresta pluviale colpita dagli incendi, fino alla catena dell'Hymalaya, non esiste luogo dove non si possa trovare un passaggio inquinante dell'uomo.

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Da dove nasce il progetto

L'idea è figlia di Alejandro Agag, già Presidente e CEO della Formula E. Serviva qualcosa in grado di scuotere le coscienze collettive: cosa, meglio di un evento sportivo?
“È incredibile il livello di inquinamento che ha raggiunto il pianeta. Ci sono delle isole disabitate nell'Oceano Indiano dove l'uomo non è mai arrivato e che sono invase dalla plastica. Settimana scorsa ero nel nord della Groenlandia, al Circolo Polare Artico, ed ero in maniche di camicia: c'erano 18°. È impensabile, dobbiamo fare qualcosa”.

Qual è la sua proposta?
“Stiamo organizzando un campionato diviso in cinque tappe, dove andremo in altrettanti luoghi deturpati dal surriscaldamento globale e dall'inquinamento. Lì, andranno in scena gare vere e proprie, dove 12 team si sfideranno a bordo dei loro SUV elettrici da competizione”.

Perché i SUV

Come mai correre proprio con dei SUV?

“Ci serviva un mezzo capace di fare off-road, qualcosa diverso dalla Formula E. Ovviamente abbiamo scelto di puntare sull'elettrico per avere zero emissioni. Abbiamo sviluppato un prototipo chiamato Odyssey 21: è equipaggiato da una coppia di batterie da 200 kW, per un totale di 500 CV di potenza. Con un peso ridotto di 1.600 Kg, potete ben immaginare che prestazioni toccheranno...”.

E proprio la Formula E è un'ottima palestra...

“Lo chassis è fornito da Spark, mentre le batterie da Williams ed altri componenti tecnici da McLaren. Si tratta di validi fornitori, già allenati in Formula E. Ovviamente i team saranno liberi di dare la forma che più aggrada al loro SUV, per avvicinarlo maggiormente ai prodotti di serie”.

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Chi vedremo gareggiare e come

Quali case costruttrici hanno già sposato l'idea?

“Al momento hanno firmato ABT, che sappiamo essere moto legato ad Audi, e HWA, legato a Mercedes. È coinvolta Venturi, mentre il progettista di Formula 1 Adrian Newei ed il due volte Campione del Mondo Formula E Jean-Eric Vergne vogliono far parte di un team. Abbiamo canali aperti con alcuni dei più grandi costruttori al mondo, ma non posso ancora anticipare nulla. Vedrete nel 2021...”.

Che tipo di gare vedremo?

“Sarà tutto organizzato come i gironi della Champions League. I vincitori passeranno alle eliminatorie, fino alla finale. E questo avverrà per ciascuna delle 5 tappe in calendario”.

Spostare un sistema simile da un capo all'altro del mondo sarà complicato: come farete?

“Stiamo finendo di allestire una nave ad hoc, capace di sostenersi grazie ad energie rinnovabili. Sarà il nostro centro nevralgico per ogni appuntamento, e fungerà da sala controllo. Anche i SUV utilizzeranno energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, per ridurre ancor di più l'impatto ambientale. Stiamo anche lavorando sull'idrogeno”.

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Nessuna paura per le critiche

Teme gli intransigenti che vi accuseranno di inquinare ancora di più?

“No. Perché non porteremo con noi nemmeno uno striscione pubblicitario. Tutto sarà realizzato in maniera digitale per le televisioni, ed al termine dell'evento andremo – ad esempio – a piantare un numero di alberi pari alla superficie che abbiamo occupato temporaneamente per la gara. Non andremo ad inquinare nessun luogo”.

Donald Trump: può essere un problema realizzare queste gare con questo messaggio sociale sul loro territorio?

“Abbiamo già la Formula E che corre a New York, e per l'evento ho parlato con il sindaco della città, non con il Presidente degli USA. Trump è sorprendente: negare il cambiamento climatico vuol dire negare l'evidenza e quanto ci dice la scienza. Cinque anni fa sarebbe stato ancora ancora plausibile, ma adesso no”.

Fotogallery: Extreme E