Laurens Van Den Acker ci ha spiegato i motivi del cambiamento di linee

La seconda generazione di Renault Captur arriva all’insegna "dell'evoluzione all’esterno, rivoluzione per l’interno”, ma se la Clio è persino accorciata, la Captur si è allungata. "Prima aveva dimensioni europee, ora è un’auto globale".

Dalla matita di Laurens Van Den Acker sono uscite le Renault di successo degli ultimi anni, proprio come la nuova Captur che debutta al Salone di Francoforte. Il designer è olandese, capisce perfettamente l’italiano, ma preferisce rispondere nella lingua di quello che, ormai da 10 anni, è il suo datore di lavoro. Ecco cosa ne pensa.

Nuova Renault Captur 2020

I SUV si adattano al mercato

Come è cambiato il segmento?

"Quando siamo arrivati c’erano 2 o 3 concorrenti, oggi sono più di 20. Abbiamo poi visto che molti clienti provengono da segmenti superiori: vogliono un’auto più piccola, ma che si faccia piacere. Ora inoltre c’è tanta qualità in più, sia reale sia percepita".

Per Captur, così come per Clio e la Dacia Duster, avete fatto una scelta di continuità. Indubbiamente, il nuovo stile è piaciuto, ma non avete paura che stanchi?

"Quando ho iniziato a lavorare in Renault e allo stile dei nuovi modelli ho sempre inteso lavorare su due generazioni perché questo tempo è necessario per consolidare i valori del marchio. Se avessimo cambiato, avremmo perso la riconoscibilità per la quale abbiamo lavorato in questi anni. Oltretutto, le vendite di questi modelli sono salite continuamente. Certo che, se così non fosse stato, avremmo dovuto fare altre considerazioni. Il gusto cambia, ma ci vorrà ancora tempo: ci stiamo per avvicinare alla curva".

Nuova Renault Captur 2020

Il futuro dei modelli

Nel frattempo avete presentato altri concept. Quali elementi e dettagli vedremo trasferiti sui nuovi modelli?

"I concept contengono vari messaggi.  Il primo è che le Renault sono desiderabili. Noi siamo un marchio latino e si vede dai colori, dalla sensualità. Ma questi elementi vanno combinati con le nuove tecnologie e con l’ambizione di essere un marchio globale. Questo nasconde un rischio e per noi sarà necessario osare".

Tutte le strade seguono l’elettrificazione e apparentemente c’è un ritrovata attenzione al design…

"Spero davvero che sia così. La competizione è sempre più agguerrita, il design ha assunto più valore e il nostro lavoro è incredibilmente professionalizzato. Questo tuttavia è molto positivo per il cliente e il design è diventato il primo motivo d’acquisto. Ma c’è anche un altro elemento molto importante. L’auto, dopo un periodo in cui era diventato un simbolo di inquinamento e di altri aspetti negativi, è tornata invece ad essere simbolo del progresso e questo grazie a tutte le nuove tecnologie con le quali la mobilità deve confrontarsi".

Elettricità in incognito

Le nuove versioni plug-in saranno riconoscibili in qualche modo?

"No, perché il powertrain è un fattore di identificazione sempre meno importante. Nel caso di un’auto elettrica credo che la differenziazione sia necessaria perché offre un vantaggio chiaro, mentre l’ibrido è semplicemente l’aggiunta di un motore elettrico a quello a combustione interna".

Cosa migliorare ancora

Modelli come Clio e Captur hanno personalità, altri come Megane, Talisman e soprattutto i suv Kadjar e Koleos no. Come mai?

"Kadjar e Koleos erano stati pensati originariamente innanzitutto per altri mercati, come quello cinese. In futuro saranno modelli globali, a partire dalla nuova Kadjar che vedrete l’anno prossimo".

Nuova Renault Captur 2020

Il futuro non è lontano

In futuro quale sarà l’evoluzione della gamma per quanto riguarda l’offerta di carrozzerie da parte di Renault?

"Sarà necessario far delle scelte perché, con tutti gli investimenti necessari, non sarà possibile portare avanti tutta questa complessità. E questa è una riflessione che stanno facendo tutte le case automobilistiche".

E che cosa ne sarà delle vetture di segmento A?

"Rientra nella stessa discussione. Noi dobbiamo fare auto a basse emissioni di CO2 e questo costa. Il cliente è pronto a pagare per un’auto elettrica di segmento A? Se si trova una soluzione, perché no? Ma il business case deve funzionare e per il segmento A è già alquanto complicato".

Un segmento trasversale

La nuova Captur è visibilmente cresciuta come dimensioni e tecnologia, ma soprattutto come presenza. Non pensa che possa cannibalizzare anche Kadjar?

"Sì, è probabile. Ma è anche vero che il segmento sta seguendo questo trend perché sta diventando sempre più trasversale. Invece le berline di segmento B come la Clio stanno mantenendo tutte le stesse dimensioni".

E come evolverà invece il monovolume che rappresenta un cavallo per Renault?

"L’MPV come lo conoscevamo già non esiste più ed evolverà ulteriormente. Di sicuro il guidatore siederà più in alto, un po’ perché si è abituato con i SUV, un po’ per la presenza delle batterie nel fondo della vettura. D’altro canto, anche i SUV stessi cambieranno e ridurranno la loro altezza per ragione di aerodinamica e di efficienza. Quindi, in qualche modo, ci sarà una convergenza".

Nuova Renault Captur

Le auto elettriche devono avere da luglio un suono artificiale per i pedoni. Un elemento in più di identificazione del marchio. Questa funzione sarà affidata agli ingegneri o ai designer?

"Se ne occuperà lo stile. Abbiamo già assunto alcuni sound engineer e stiamo lavorando con società esterne specializzate. Stiamo discutendo se sia meglio in sound specifico per l’auto, la marca o se il cliente possa personalizzarlo. Avremo auto dal sound più dolce, altre più aggressivo".

Adattabilità dell'auto

L’auto è sempre più “soft” e sempre meno “hard”. Come fa il designer ad esprimerlo?

"Con una maggiore attenzione all’interno dell’auto, a cercare per ogni elemento la giusta dimensione, la sua posizione ideale. In ogni caso, il designer ha la possibilità di recuperare uno spazio enorme, ma questo esige maggiore competenza perché, più dell’aspetto esterno, sarà decisiva l’interazione della persone con il veicolo".

Si può dire allora che il designer diventerà un po’ più ergonomo?

"Sì, certamente. La differenza tra il designer e l’artista è che quest’ultimo lavora per stesso, l’altro per il mondo che lo circonda".

Nuova Renault Captur 2020

Che cosa comporta disegnare auto sempre più globali tenendo conto delle differenze nei gusti tra i vari paesi? È possibile disegnare una global car che piaccia a tutti?

"Indubbiamente il nostro lavoro è diventato molto difficile: fare un’auto che piaccia a tutti non è facile. Al di là dei gusti, dobbiamo chiederci: qual è il valore del design di una vettura per il cliente? In paesi come l’India e la Cina l’automobile è ancora il simbolo di un successo sociale, in Europa un po’ meno. In Cina la berlina è uno status symbol, dunque deve avere dimensioni superiori e i sedili posteriori sono addirittura più importanti di quelli anteriori perché sono destinati agli anziani, verso i quali i cinesi nutrono ancora un grande rispetto. La bellezza per me rimane comunque universale".

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