Intanto, in Europa, l'azienda dovrà pagare al Lussemburgo 23,1 milioni di euro in "tasse arretrate"

Il Dieselgate non è ancora finito. Dopo la notizia su Daimler, dagli Stati Uniti arriva la prima accusa penale contro un dipendente di FCA per aver truccato i diesel. E’ un dirigente che lavora in Michigan, si chiama Emanuele Palma ed è responsabile dello sviluppo e della taratura dei motori diesel da tre litri. Secondo l’FBI di Detroit avrebbe falsato i test sui motori diesel del Gruppo. Il titolo del Gruppo è in calo a New York e anche in Europa non va meglio. 

La Corte di giustizia europea ha respinto il ricorso di FCA e stabilito che l’azienda dovrà pagare al Lussemburgo 23,1 milioni di euro in "tasse arretrate". E a Piazza Affari il titolo di FCA chiude in calo del 2%.

FCA continua a collaborare con l’FBI

"Stiamo aspettando i dettagli. Continueremo a collaborare con le autorità. Non abbiamo niente da aggiungere al momento", ha commentato un portavoce dell'azienda. 

Riguardo ai diesel truccati, FCA ha sempre negato di aver violato le leggi americane. La mancata comunicazione della presenza di un dispositivo elettronico nel funzionamento del motore, stando ad FCA, dipende dalla differenza dei regolamenti con l’Europa.

Delusione per la vicenda in Europa

La decisione della Corte di giustizia europea conferma la decisione del 2015 della Commissione che aveva considerato “un vantaggio indebito lo sconto ricevuto attraverso un accordo fiscale raggiunto con il Granducato il nel 2012”. 

Così FCA dovrà ridare 23,1 milioni di euro al Lussemburgo “per aiuti di Stato incompatibili con le regole Ue”. L’azienda si è detta “delusa per la decisione e sta valutando i prossimi passi da fare. La questione non è comunque rilevante per il gruppo".