Il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha detto che si sta facendo il possibile per evitare l’aumento dei prezzi

Parificare le accise tra gasolio e benzina. Lo prevede il decreto ambiente (o decreto clima) che però parla solo di taglio dei sussidi ambientalmente dannosi e reinvia la materia alla legge di Bilancio 2020. In pratica per gli automobilisti, se l’ipotesi si concretizzasse, il prezzo del diesel si alzerebbe rispetto ad oggi e farebbe guadagnare al Fisco quasi 5 miliardi di euro.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha tuttavia messo le mani avanti: “Stiamo ragionando insieme al Mef e faremo tutto il possibile per evitare qualsiasi tipo di aumento”, ha detto intervenendo oggi a Radio Rai.

Perché proprio il diesel

Della “lotta” al diesel ne parliamo ormai da anni. Nella politica internazionale volta alla tutela dell’ambiente il gasolio è salito sul banco degli imputati perché ha un tenore di carbonio più alto rispetto alla benzina, per cui ogni grammo bruciato comporta l’emissione di più CO2, ritenuta colpevole del riscaldamento globale e dei mutamenti climatici. Ecco quindi che sempre più città, ad esempio, bandiscono dalla circolazione le auto diesel.

Preoccupati non solo gli automobilisti

L’ipotesi dell’aumento del prezzo del diesel preoccupa gli automobilisti, ma soprattutto gli autotrasportatori. Innanzitutto bisogna considerare che oggi su ogni litro di benzina si paga il 63,25% di tasse (accise + Iva), mentre per il diesel il 58,6%. In caso di nuove accise, ci sarebbe per i professionisti del settore (che guidano mezzi diesel nella maggior parte dei casi) una spesa maggiore oltre al mancato rimborso della parte delle accise finora recuperabili dalla categoria. 

“Le conseguenze sarebbero catastrofiche non solo per gli automobilisti, ma per l’intera collettività - dice il Codacons -. Benzina e gasolio, infatti, avrebbero alla pompa lo stesso costo, determinando una maggiore spesa pari a +5,15 euro a pieno per le auto diesel – ne circolano 17,3 milioni in Italia - con ricadute fino a +130 euro annui per i costi di rifornimento (considerati i listini odierni alla pompa)”.