Il nuovo stabilimento per produrre Skoda Superb e Volkswagen Passat avrebbe dato lavoro a circa 5mila persone

La guerra in Siria preoccupa anche l'industria dell'auto. Il Gruppo Volkswagen ha deciso di congelare il suo investimento in Turchia per paura di possibili sanzioni economiche che l'Europa e gli Stati Uniti potrebbero adottare contro la politica del Presidente Recep Tayyip Erdoğan.

"La decisione sulla nuova fabbrica è stata respinta dal consiglio - ha detto un portavoce del produttore - Stiamo osservando attentamente la situazione e vediamo con preoccupazione gli sviluppi". Non ci sono altre dichiarazioni ufficiali, la notizia è stata diffusa dal tedesco Handelsblatt.com ed oggi, a poche ore di distanza, il ministro degli Affari Economici rumeno, Stefan Radu Oprea, dice al quotidiano Ziarul Financiar, di aver avviato nuovi colloqui per convincere Volkswagen a investire in Romania

Un investimento importante

L'investimento di cui parliamo ammonta a circa 2 miliardi di euro necessari a costruire un nuovo stabilimento presso la città di Manisa, a pochi chilometri da Smirne. Le persone assunte, per assemblare le prossime generazioni di Skoda Superb e Volkswagen Passat, sarebbero state circa 5mila.

Intanto, appena la notizia della marcia indietro del Gruppo tedesco si è diffusa in Turchia, il titolo dell’importatore di Volkswagen nel Paese, Dogus Otomotiv, ha perso il 6,5%.

E' già braccio di ferro tra Romania e Bulgaria

Il nuovo stabilimento Volkswagen doveva sorgere in Turchia non solo perché lì la manodopera costa poco, ma anche perché in questa direzione aveva spinto il Qatar, azionista in Volkswagen e nella holding della famiglia Porsche/Piech. Adesso che il conflitto siriano ha spinto Volkswagen a congelare l'investimento, la Romania si è fatta sotto ma anche la Bulgaria vuole dire la sua e, , secondo la Frankfurter Allgmeine Zeitung, sarebbe pronta ad attrarre l'investimento raddoppiando gli incentivi finanziari.

Intanto Oprea fa sapere che "la Romania ha una forza lavoro qualificata nel settore". Il riferimento è agli stabilimenti già presenti sul territorio, quelli di Dacia e Ford; per questo ha parlato di "aree con una tradizione automobilistica in cui c'è spazio per lo sviluppo".