L'OICA, l'organizzazione mondiale dei costruttori, si impegna a convincere i governi ad attuare politiche mirate

Rendere le strade più sicure, anche nei Paesi in via di sviluppo. E’ questo l’obiettivo che si è data l'OICA, l'organizzazione mondiale dei costruttori di auto, che si è impegnata ad operare per convincere e assistere i vari Paesi del mondo ad inserire nelle loro legislazioni dei requisiti minimi di sicurezza, per poi attuarli.

L’annuncio è stato dato ieri dal presidente dell'OICA, Christian Peugeot, durante una conferenza stampa presso l'Automobile Club de France alla presenza di Jean Todt, inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale e presidente della FIA.

Numeri da cambiare

L’allarme lanciato dall’OICA si basa su numeri preoccupanti: nei Paesi a basso e medio reddito si verifica il 93% degli oltre 1,3 milioni di incidenti mortali nel mondo, sebbene questi Paesi rappresentino solo il 54% della flotta globale dei veicoli.

Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità rilasciati a luglio 2017, l'insicurezza stradale globale è la principale causa di morte nei Paesi a basso e medio reddito ed è la principale causa di morte tra i giovani dai 5 ai 29 anni. Questa situazione incide pesantemente sulle economie locali incidendo quasi per il 3% del PIL di quei Paesi. 

L’esperienza insegna

Per migliorare la situazione occorre accelerare il rinnovo della flotta, che è spesso molto più vecchia nei Paesi emergenti, ma bisogna anche agire sulle infrastrutture stradali e migliorare il  comportamento degli utenti della strada.

“È essenziale sfruttare l'esperienza acquisita nei Paesi industrializzati, dove un approccio integrato ha portato ad elevati livelli di sicurezza stradale nonostante l'alta concentrazione di traffico - ha detto Christian Peugeot -. I produttori hanno lavorato per decenni per migliorare la sicurezza dei loro veicoli e i risultati sono convincenti. Questi progressi devono ora servire ad una popolazione più vasta, per il bene di tutti”.