Di origini portoghesi, ha studiato in Francia e ha iniziato la sua carriera in Renault. Oggi guida PSA

Carlos Tavares guiderà il neonato nuovo colosso dell’auto. Il gruppo FCA-PSA avrà bisogno di tagliare i costi, ristrutturare, riorganizzare e razionalizzare, tutte parole che l’ultimo dei car-boy ha dimostrato di saper usare benissimo in quella che diventerà una case-history che si studierà sui banchi dell’università: la ripresa del gruppo PSA. Adesso arriva FCA e lui è probabilmente l’unico che avrebbe potuto mettere mano a questa alleanza, a parte Marchionne. 

L’uomo della rinascita

Classe 1958, di origini portoghesi, ha studiato in Francia e ha iniziato la sua carriera in Renault nel 1981. Diventa il braccio destro di Carlos Ghosn ma lascia la casa della losanga nel 2013 perché uomo dalle grandi ambizioni: non vuole essere il secondo di nessuno. Nel 2014 realizza il suo obiettivo e diventa amministratore delegato e Presidente del gruppo PSA. La Casa francese è in difficoltà e Tavares ha l’arduo compito di ristrutturare l’azienda e far quadrare i conti.

La famiglia Peugeot perde il controllo del Gruppo e Tavares lancia il suo piano “Back in the Race”. Appassionato di auto e lui stesso pilota, è conosciuto come uomo forte e determinato. Duro e lucido porta a termine la sua missione: il gruppo PSA torna in utile e, trimestrale dopo trimestrale, raggiunge margini al pari di brand premium.

Per farlo taglia i costi, riorganizza e razionalizza in un piano che è sia industriale che finanziario, grazie alla joint-venture con Bnp-Paribas. Ha la capacità di seguire più fronti contemporanemente e infatti, accanto al taglio dei costi riesce a realizzare lo spin-off di DS che diventa brand autonomo e acquista Opel e Vauxhall da General Motors.

Tavares e Marchionne: due primedonne con un punto di contatto

Una personalità forte che probabilmente non avrebbe potuto coesistere con Marchionne, l’uomo che ha avuto in mano il timone di FCA per 14 anni, ugualmente deciso e risoluto, che non era un supporter del deal con PSA.

Due prime donne che avevano un punto di contatto: i dubbi sull’elettrificazione che entrambi consideravano poco utile da un punto di vista economico. Tavares però è stato pronto a cambiare rotta e infatti ogni nuovo modello dei marchi Peugeot, Citroen, DS, Opel e Vauxhall avrà anche una versione elettrica o ibrida. L’offensiva sull’elettrico del Gruppo è ambiziosa: entro il 2021 saranno 15 i nuovi modelli alla spina.

Tavares: l’uomo che non perde tempo

Chissà se cambierà idea anche sulla necessità di tagliare personale e impianti di FCA. Attualmente nella dichiarazione d’intenti che apre il processo di fusione tra le due case c’è scritto che i 3,7 miliardi di euro di sinergie saranno ottenuti senza chiudere nessun impianto.

Sembra davvero difficile riuscire a mantenere questa promessa, specialmente se si guarda all’utilizzo della capacità produttiva di FCA che ha alcuni impianti sottoutilizzati, come quello in Serbia e anche tenendo conto che ci sarebbe spazio per razionalizzare modelli che, specialmente nel segmento B, hanno diverse sovrapposizioni.

Certo Tavares non è un uomo che perde tempo: in cinque anni ha ribaltato il Gruppo PSA come un calzino e adesso si apre una nuova era. Nel doppio del tempo l’alleanza Renault-Nissan non riesce a trovare la quadra e, dopo dieci anni, è ancora in crisi. Chissà che l’operazione FCA-PSA non riesca a dare la scossa anche a Renault che, diversamente, continuerà a perdere di competitività. E non è solo una questione di elettricità.

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