Un costruttore potrebbe mai sperare di vendere anche solo un’auto in meno? In questa caotica fase del mercato, sì. Ecco il motivo

A causa delle pesanti multe che l’Europa infliggerà alle Case automobilistiche che non centreranno il target dei 95 g/km di emissioni di CO2, per alcuni modelli di auto i Costruttori potrebbero avere convenienza a rinunciare alle vendite anziché pagare la sanzione. E’ questo il paradosso commerciale a cui sta andando incontro l’intero mondo dell’auto nel Vecchio Continente, inclusa la rete di concessionari e quindi i potenziali clienti che potrebbero essere disincentivati a comprare le vetture di loro interesse.

Il nodo delle sanzioni

“È la proporzione delle multe che oggi non funziona”, ha osservato l’a.d. di Mazda Motor Italia, Roberto Pietrantonio, in occasione del convegno Mobilità: tecnologie ed emissioni che si è tenuto al Politecnico di Milano questa settimana.

“La spinta all’elettrificazione che arriva dall’Unione europea è fondamentale ed è importante che ci sia”, spiega il manager, “se però questo deve far pensare che l’elettrico sia l’unica soluzione si porta totalmente fuori strada il settore e si allontana anche il raggiungimento dei risultati”.

Ma quanto pesano le multe Ue?

Per avere un ordine di grandezza delle multe, facciamo un esempio con “la solita” Fiat Panda (in quanto auto popolare), che in versione 1.2 benzina da 69 CV pesa 940 kg ed è omologata per un livello di emissioni di CO2 pari a 114 g/km.

Applicando la formula che pondera l’obiettivo di emissioni con il peso e altri coefficienti, questa Panda non dovrebbe emettere più di 80,48 grammi di CO2. L’eccedenza rispetto al dato dichiarato è dunque di 33,52 grammi, che moltiplicati per 95 euro/grammo fanno una sanzione di ben 3.184 euro per macchina venduta.

Fiat Panda Connected by Wind

Cambiano le strategie

L’importo è considerevole nonché superiore al margine di guadagno stesso su un’auto di questo tipo e giustificherebbe la non convenienza a venderla o addirittura il ritiro dal mercato. Non a caso molti costruttori (inclusa FCA) stanno togliendo dai piani sviluppo dei nuovi prodotti proprio le citycar (a meno che non siano elettriche e quindi a zero emissioni di CO2 allo scarico), per concentrarsi sulle utilitarie o su modelli più grandi la cui marginalità consente di assorbire la sanzione.

“Certamente i business plan che si stanno facendo per il 2020 seguono logiche totalmente differenti da quelle che si osservavano fino solo all’anno scorso, soprattutto in Europa”, evidenzia Pietrantonio. Da qui il cortocircuito, e quindi il paradosso.

“È facilmente intuibile che se hai vetture in commercio che hanno alte emissioni di CO2 e la multa che paghi su quell’auto va a detrimere totalmente il profitto, magari ti conviene non venderla”, nota il numero uno di Mazda Italia, “non si era mai visto prima che una Casa potesse provare a non vendere una vettura, è una dinamica perversa”.

Politecnico di  Milano

La forzatura sull’elettrico e il rischio del rigetto

E non è l’unica anomalia. Per Pietrantonio ci saranno infatti anche costruttori che “avranno la necessità di forzare le vendite di auto completamente elettriche”, perché “ci sono stime secondo cui bisognerebbe vendere in Europa il 20% di EV per raggiungere complessivamente i 95 g/km”.

Una fuga in avanti, aggiungiamo noi, che rischia di essere controproducente per la stessa mobilità elettrica e, in prospettiva, per l’ambiente, nel caso in cui si convincessero a passare alle full electric automobilisti che per un motivo o per un altro non sono ancora “pronti” per questo salto.

Il riflesso potrebbe essere addirittura un rigetto di questa alimentazione, con riflessi imprevedibili. “Tra domanda e offerta c’è uno squilibrio”, riassume Pietrantonio, “qualcuno forzerà la mano e sono molto curioso di vedere le dinamiche che si creeranno l’anno prossimo, quando qualcuno sarà costretto a vendere percentuali altissime” di auto elettriche.

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Una ricetta complessa

Per sottrarsi al paradosso di un mercato apparentemente impazzito, secondo il manager Mazda bisognerà trovare “l’equazione giusta di business tra volumi e profitto”. Compito certo non facile, reso ancor più complesso per Pietrantonio dal metodo di calcolo usato dalla Commissione Ue per quantificare le emissioni.

Un tema su cui l’a.d. lancia un chiaro messaggio alla politica: bisogna passare dalle rilevazioni allo scarico a un approccio well-to-wheel, letteralmente “dal pozzo alla ruota”, che considera quindi l’impatto ambientale di un veicolo in senso più ampio.